"La strategia dell’Unione Europea rischia il fallimento di fronte all’opposizione determinata degli Usa". E’ la denuncia di Legambiente e WWF da Montreal, dove si sta svolgendo, dal 28 novembre al 9 dicembre, la conferenza delle Nazioni Uniti sui cambiamenti climatici. La Conferenza ha il compito di lanciare un processo di negoziati sul secondo periodo di adempimento, a partire dal 2013, degli obblighi del Protocollo di Kyoto.

Riduzioni di emissioni più consistenti da parte dei paesi industrializzati come la Ue – si legge in una nota delle associazioni ambientaliste – sono necessari per evitare catastrofici cambiamenti climatici. Allo stesso tempo è necessario anche un processo più ampio che introduca azioni addizionali per tutti i paesi: obiettivi per lo sviluppo di energia rinnovabile o politiche di sviluppo sostenibile. La questione è quando e come iniziare questo processo.

"La Ue ha un mandato forte per definire ambiziose azioni future – ha affermato nella nota Roberto Della Seta, presidente di Legambiente -. Nel consiglio di primavera dello scorso marzo i leader politici europei hanno concordato che i paesi sviluppati devono ridurre le proprie emissioni fino al 30% entro il 2020. Che cosa stanno aspettando? Il Protocollo di Kyoto è l’unico veicolo per una soluzione internazionale credibile a lungo termine per fermare il cambiamento climatico. Il suo ambito di applicazione deve essere allargato, non ridotto. "
Legambiente e WWF ritengono necessario che vengano compiuti progressi nell’ambito del Protocollo di Kyoto e sono profondamente preoccupate per la strategia della Ue di iniziare a discutere di azioni addizionali nell’ambito della Convenzione sul Clima delle Nazioni Unite anziché in quello del Protocollo. In questo caso, infatti, gli Usa (che hanno firmato la Convenzione ma si sono ritirati dal Protocollo) avrebbero potere di veto su ogni possibile progresso.

"Questi negoziati possono veramente fare la differenza per la vita di milioni di persone minacciate dal cambiamento climatico – ha aggiunto Mariagrazia Midulla, responsabile clima del WWF -. Sarebbe un atteggiamento miope e irresponsabile lasciare la decisione su come e quando proseguire, nelle mani dell’amministrazione Bush, che ha dichiarato con estrema chiarezza sin dall’inizio di non credere che il cambiamento climatico sia un problema reale e che impedirà che da Montreal esca un qualsiasi processo significativo."

L’Ue è divisa su alcuni argomenti chiave che determinano la credibilità del processo di definizione di nuovi target di riduzione delle emissioni. Tra i paesi più problematici sembrano esserci l’Italia e la Finlandia, che si oppongono alla definizione di una precisa scadenza per la fine dei negoziati sul secondo periodo di adempimento del processo. Se nuovi impegni vincolanti per le nazioni industrializzate non vengono decisi entro il 2008 c’è il rischio che non vengano ratificati entro il 2012, anno in cui scade l’attuale regime di regole internazionali sulla riduzione delle emissioni climalteranti. Una calendarizzazione per la discussione sul post-2012 è assolutamente essenziale se le nazioni industrializzate sono intenzionate a compiere progressi credibili per le nazioni in via di sviluppo e per i nascenti mercati del carbonio.

"I governi che bloccano la Ue perché non vogliono una scadenza mettono in pericolo il successo di questi negoziati – hanno concluso Roberto Della Seta e Mariagrazia Midulla – e rischiano di tradire la fiducia dei paesi in via di sviluppo, sui quali la Ue ha sempre investito notevoli sforzi. Auspichiamo che l’arrivo dei ministri europei dell’ambiente spingerà la discussione verso la giusta direzione, assicurando che i negoziati futuri proseguano nel Protocollo di Kyoto, privando Bush della possibilità di sabotare ora l’azione sul clima necessaria nel lungo termine".

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