Legambiente porta il MOSE davanti al TAR. L’associazione ambientalista spiega che tre sono i motivi: "è un progetto che contrasta con le norme urbanistiche del Comune di Venezia e il Piano di Area della Laguna e dell’Area Veneziana (PALAV) della Regione Veneto, con le leggi nazionali che prevedono la Valutazione di Impatto Ambientale e con quelle europee sui Siti di Interesse Comunitario (SIC)".

"Abbiamo deciso che quella giudiziaria è purtroppo una via obbligata per fermare un’opera che, allo stato attuale, rischia di rivelarsi un clamoroso e costosissimo errore – dice il presidente nazionale di Legambiente Roberto Della Seta -. Fino a oggi abbiamo tentato di far ascoltare le ragioni della nostra contrarietà, abbiamo chiesto che venissero esaminati i progetti alternativi, meno impattanti e meno costosi, ma il Ministro Di Pietro, ignorando le stesse perplessità del sindaco Cacciari, ha deciso di ingranare la quinta e far viaggiare questa infrastruttura a tutta velocità e sulla corsia d’emergenza".

A queste considerazioni – l’associazione ambientalista aggiunge che si tratta di un progetto sbagliato, che non risolve ma aggrava i problemi di acqua alta che affliggono Venezia, e che avrà un impatto ambientale e paesaggistico devastante e permanente sulla Laguna. Esiste il progetto alternativo prodotto dal Comune di Venezia che è stato scartato a priori, senza la minima considerazione, così come è stato bypassato il parere contrario del Ministero dell’Ambiente. "Venezia è un tesoro dell’umanità e non c’è prezzo troppo alto per salvaguardarne il futuro – conclude Della Seta -, il MOSE sottrarrebbe una quantità enorme di risorse agli interventi veramente urgenti per mettere in sicurezza la città. Per questo chiediamo al governo di ripensarci".

 

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