Più risparmio e fonti rinnovabili per rispettare gli impegni di Kyoto e imprimere una rotta diversa alla politica energetica della regione Marche. E’ quanto è emerso dal convegno, organizzato oggi ad Ancona da Legambiente in collaborazione con ANEV – l’Associazione Nazionale Energia del Vento, sullo sviluppo delle fonti energetiche alternative nella regione.

Il convegno è stata l’occasione per presentare il Protocollo d’intesa che Legambiente e Anev hanno firmato per impegnarsi nella promozione dell’eolico in Italia e una sua corretta integrazione nel paesaggio. In vigore dal 2003, l’accordo tra le due sigle è stato rinnovato proprio con l’intento di continuare la collaborazione con l’obiettivo di proporre un modello di sviluppo dell’eolico adatto al territorio italiano. Attraverso il protocollo sono state fissate le analisi e le attenzioni che i progetti devono sviluppare, in modo da rendere chiari gli effetti degli impianti sul paesaggio, valutarli e limitarli, ma anche gli ambiti dove non realizzare parchi eolici; individuando una delle chiavi proprio nella ricerca sulla percezione, sulla disposizione nel paesaggio, sulle soluzioni cromatiche.

Al centro dell’incontro il Piano Energetico Ambientale Regionale, approvato lo scorso 16 febbraio, nel quale figurano risparmio e efficienza energetica e il rilancio del PEAR ("Progetto integrato Energie Rinnovabili per lo Sviluppo Ecocompatibile dell’Appennino Appulo-sannitico"). "Dall’approvazione del PEAR, quelli che stiamo vivendo sono mesi decisivi in cui si gioca il futuro della politica energetica regionale. – ha spiegato Luigino Quarchioni, Presidente Legambiente Marche – Prima di tutto, occorre stoppare con fermezza altri nuovi devastanti progetti per centrali elettriche di grossa taglia, non ultimo quelli dell’API cui pochi giorni fa abbiamo assegnato per questo la Bandiera Nera, ed investire invece seriamente sul risparmio e le risorse rinnovabili del territorio, che oltre a ridurre le emissioni sono in grado di generare anche occupazione, economia diffusa e maggiori certezze al nostro sistema produttivo, ancora troppo dipendente dalle fonti fossili".

Rispetto dell’ambiente e allo stesso tempo del paesaggio. E’ questo un altro tema affrontanto nel corso del convegno. La complessità del territorio marchigiano – si legge in una nota di Legambiente – così ricco di aree protette o soggette a salvaguardia per le peculiarità faunistiche e/o floristiche e il pregiato patrimonio storico artistico rende quantomeno difficile l’inserimento di parchi eolici, tant’è che in passato diversi "pesanti" progetti ipotizzati nel maceretese non sono mai decollati scontando la mancanza di una pianificazione energetica a monte e le forti resistenze del territorio.


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