Rumore, inquinamento e drastico abbassamento della qualità della vita sono gli ingredienti della vita quotidiana dei circa 3 milioni e mezzo di cittadini dell’Unione europea che abitano nei pressi dei grandi aereoporti.
Queste le cifre del popolo bombardato da decibel e residui della combustione dei motori dei jet presentate nel numero di marzo de "La Nuova Ecologia", il mensile di Legambiente.
Sono Heatrow a Londra, con oltre mezzo milione di persone che ne subisono gli effetti, Tegel a Berlino con più di 300mila persone, Charles de Gaulle a Parigi con 216mila, e Malpensa di Milano con 200mila, gli aereoporti più bombardati. E i danni sono destinati ad aumentare dato che il trasporto di merci e passeggeri che prendono il volo è in crescita, con un aumento stimato del 3,4% nei prossimi cinque anni. Imputato numero uno il rumore, che nelle zone più esposte può arrivare a punte di 80-90 decibel con un adurata di 90 secondi per ogni sorvolo. E poi le sostanza residue della combustione dei motri dei jet: Nox e Pm, le stesse polveri sottili prodote dal traffico automobilistico cittadino.

Il frastuono degli aviogetti interferisce con la comunicazione, riduce le performance scolastiche e porta disturbi del sonno responsabili di deficit cognitivi e problemi nell’apprendimento. Secondo una ricerca dell’Istituto olandese per la salute pubblica e l’ambiente, il 2,5% degli scolari che vivono nei pressi dell’aereoporto di Amsterdam ha risultati inferiori nei test di apprendimento. E nel raggio di 10 km dall’aeroporto di Heathrow sono aumentate del 14% le prescrizioni di ansiolitici e antiasmatici specialmente nella popolazione tra gli 0 e i 19 anni e gli over 60. Sono milioni in tutta Europa i cittadini che chiedono il divieto dei voli notturni, che rappresentano il 5% del traffico aereo complessivo. Un mercato però che le compagnie non sono disposte ad abbandonare, e che alimenta 360mila posti di lavoro.

Nel numero di marzo anche un dossier sulla finanza etica, che in questi anni in Italia ha sfondato il muro della marginalità, sia sul versante del risparmio critico, sia su quello dell’investimento socialmente responsabile, con cifre che al gennaio 2006 per i fondi etici in Italia segnalavano un patrimonio di 2 miliardi e 722 milioni di euro.

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