La denuncia della DIA circa il rischio di interferenza della mafia nella realizzazione dell’opera Ponte sullo Stretto è un conferma di quanto il WWF denuncia da tempo. Un rischio amplificato sicuramente dall’impalcatura della Legge Obiettivo che, di fatto allenta le maglie antimafia,come dimostra il dossier dell’associazione ambientalista. Uno sforzo enorme quello dello Stato contro la criminalità organizzata ma che rischia di essere vanificato se si continua ad usare il meccanismo così impostato dalla Legge Obiettivo: le norme istitutive di qualificazione del General Contractor allora, le operazioni di controllo sul General Contractor e sui sub-affidamenti che questi gestirà con ampia e poco trasparente capacità di manovra e la stessa Legge Obiettivo sono elementi che hanno fortemente allentato le maglie antimafia.

Ecco i 4 punti di rischio segnalati dal WWF: parcellizzazione e frammentazione dei sub-appalti che escono così da ogni controllo a causa della piena libertà del processo realizzativo ivi compresa la facoltà di affidare a terzi anche la totalità dei lavori con rapporti di diritto privato; possibilità di modificare in corso d’opera la costituzione della società di progetto; possibilità del GC di affidare l’opera a terzi senza gara pubblica, e quindi abuso del meccanismo di sub-appalto (questo fu criticato fortemente dall’Autorità Antitrust); rischio-zero per il privato a causa della copertura da parte dello Stato di eventuali aggravi dei costi dei materiali (è noto agli studiosi anti-mafia che sono proprio gli investimenti a rischio zero per i privati quelli più appetibili per la criminalità organizzata).

A questo punto, secondo gli ambientalisti, la più grande operazione antimafia che lo Stato potrebbe predisporre potrebbe essere il ritorno ai meccanismi delle gare pubbliche e delle assegnazioni di appalti e sub-appalti regolati secondo la Legge Merloni, piuttosto che fare riferimento alle norme e alle procedure della Legge Obiettivo per le infrastrutture strategiche. Il WWF ricorda i provvedimenti di custodia cautelare dell’11 febbraio scorso nei confronti di esponenti del clan italo-canadese di Cosa Nostra dei Rizzuto che consentì di bloccare una manovra di "investimento" di ben 5miliardi di euro per sostenere la cordata che faceva capo all’ing. Zappia per concorrere nella fase di pre qualifica alla gara del General Contractor.

Quell’episodio svelò il salto di qualità della finanza criminale che manifestava così la sua potenzialità di mettere "sul banco" ingenti quantità di denaro contante, un elemento molto convincente nelle contrattazioni di appalti e subappalti. Quello era solo un preludio rispetto ai tentativi di inquinamento mafioso che oggi vengono confermati dalla stessa relazione della DIA. In relazione all’opera Ponte sullo Stretto il WWF segnala anche i settori a più alto rischio per le infiltrazioni della criminalità organizzata: la struttura del ponte e il controllo, in particolare del "ciclo del cemento"; le infrastrutture di collegamento e di accesso (che prevedono la costruzione di nuove strade per 12 km di lunghezza e ferrovie per 15 km di lunghezza e un movimento di materiali lapidei, calcestruzzi e terra di oltre 8 milioni di metri cubi); le infrastrutture di servizio (tra cui il centro commerciale in Calabria, per 35.000 metri cubi e il servizio-ristoro in Sicilia per38.000 metri cubi); i servizi di protezione ai cantieri; l’intermediazione sugli espropri (su cui la DIA ha avviato uno screening che ha coinvolto più di 9300 imprese siciliane e calabresi).E’ stato calcolato da Giovanni Colussi (uno dei ricercatori della Società Nomos legata al Gruppo Abele, che ha condotto per il Governo, nel 2000, dell’impatto criminale sul ponte) che circa il 40% delle opere potrebbe alimentare i circuiti mafiosi, nel qual caso (valutando un costo prudenziale dell’opera a 6 miliardi di euro) si consegnerebbe alla criminalità organizzata qualcosa come 2,5 miliardi di euro.Tornando alla Legge Obiettivo ecco nel dettaglio gli elementi di rischio segnalati dal Dossier del WWF:1. nei decreti attuativi della Legge Obiettivo (art. 9 del Decreto legislativo n. 190/2002 e Capo II-bis aggiunto con il DLgs n. 9/2005) si stabilisce che il GC goda "della piena libertà del processo realizzativo ivi compresa la facoltà di affidare a terzi anche la totalità dei lavori" con "rapporti di diritto privato".

Questo meccanismo, secondo il WWF Italia, consente la parcellizzazione e la frammentazione dei sub-affidamenti portandoli fuori dal controllo, nonostante, almeno formalmente siano previste le verifiche antimafia. Il WWF Italia ritiene ancora del tutto valide le osservazioni fatte in occasione della Relazione al Parlamento del2002 dall’Autorità Antitrust, che metteva in guardia le istituzioni dal consentire al GC di affidare i lavori senza obbligo di gara, fatto questo che avrebbe messo a rischio il mercato degli appalti e poiché "tra le situazioni di rischio, non ultima, è quella che si collega alle varie forme che assumono gli interventi della criminalità organizzata che non sono certo contrastati in modo più efficace dalle regole di diritto privato rispetto alle remore possibili con l’applicazione di quelle di diritto pubblico";2. sempre nel decreto attuativo della Legge Obiettivo (art. 9 del D.Lgs. n.190/2002) si stabilisce che gli istituti bancari e gli investitori istituzionali possano entrare e uscire dalle società di progetto del GC possa "avvenire in qualsiasi momento".

L’associazione rileva, d’accordo con la Commissione del Consiglio comunale di Messina che questa disposizione possa consentire azioni di condizionamento e predatorie da parte della criminalità organizzata;3. ancora nel decreto attuativo della Legge Obiettivo (art. 9 del D.Lgs. n.190/2002) si stabilisce che il GC possa finanziare l’opera "con qualsiasi mezzo" ricorrendo all’emissione di obbligazioni "garantite dal soggetto aggiudicatore", cioè lo Stato. Secondo il WWF Italia così si crea un mercato protetto ad alto rischio per i conti pubblici e senza alcun rischio per i privati. Anche in questo caso l’Autorità Antitrust aveva sottolineato,sempre nel 2002, come fosse "determinante un’effettiva partecipazione del capitale privato, perché la ripresa della qualità infrastrutturale del paese sia realizzata con riduzione effettiva dell’impatto della spesa necessaria sui bilanci pubblici";4. con il comma 550 dell’articolo unico della Legge Finanziaria 2005 è stato stabilito che in presenza di un aggravio dei costi per ogni singolo materiale del 10% non si abbia una revisione del prezzo posto a base di gara e che gli aumenti in eccedenza debbano essere coperti dallo Stato. L’associazione conclude che nel caso dell’aumento dell’acciaio (che inciderebbe sul15% del costo del ponte) ci troveremmo a un aggravio dei costi, solo per l’acciaio, di 900 milioni di euro, di cui 600 a carico del GC e 300 a carico dello Stato, in condizioni quindi insostenibili da chiunque, parte privata o pubblica che sia.

 

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