Un applauso lunghissimo che diventa infine un ritmico battere di mani. Con questo calore Roma ha accolto oggi lo scienziato Jared Diamond, arrivato in Italia per presentare il suo ultimo lavoro "Collasso", uscito nel nostro paese per i tipi dell’Einaudi. In una sala dei Musei Capitolini gremita di pubblico, Diamond ha parlato in un fluente italiano di come i popoli che hanno attraversato la Storia "scelgano" di sopravvivere o di scomparire. Perchè alcune culture vengono sconfitte dalle crisi ambientali, mentre altre riescono viceversa a risolverle e a prosperare a lungo? La questione, lungi dall’essere un problema unicamente accademico, riguarda da vicino il presente della nostra società più di quanto possa sembrare.

L’esempio portato da Diamond è quello della civiltà sorta sull’Isola di Pasqua intorno all’800 d.C., la cui fine ingloriosa è da attribuirsi dall’uso irrazionale e controproducente che i polinesiani hanno fatto delle loro risorse naturali. Dopo aver deforestato completamente l’isola, infatti, i polinesiani non hanno avuto altre possibilità che quella di finire estinti. Ma c’è un parallelismo tra l’isola di Pasqua e l’attuale mondo globalizzato, che Diamond dimostra con criterio scientifico. Quindi la nostra civiltà così come oggi la conosciamo potrebbe collassare?

"Nella Storia – spiega Diamond -, le società che hanno avuto la meglio sono quelle che si sono mostrate disposte a cambiare le proprie abitudini e non quelle che si sono intestardite in comportamenti irrazionali. Non so che forma avrà il futuro, so solo che se continuiamo ad ignorare i problemi ecologici ci potrà essere un declino globale". Nonostante tutto però Diamond si dichiara cautamente ottimista: "Oggi abbiamo informazioni archeologiche e dati scientifici che gli abitanti dell’Isola di Pasqua, ad esempio, non potevano avere. Spetta a noi la scelta di migliorare e di capire quello che sta succedendo".

Esempi positivi in questo senso se ne vedono diversi. Ad esempio la qualità dell’aria negli Stati Uniti è migliorata fortemente negli ultimi 40 anni, e questo merito va attribuito ad una presa di coscienza collettiva che ha portato a nuove normative sull’inquinamento più restrittive.
Molto dipende anche dal peso e dalla forza che i movimenti ambientalisti e dei consumatori avranno in futuro. E il movimento ambientalista, con poco più di 40 anni alle spalle è "un cavallo anocora giovane che sta facendo la sua corsa – spiega Diamond – e non sappiamo ancora se la vincerà".

 

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