Sarà presentato domani, 14 ottobre, il primo rapporto della Provincia di Teramo, sui rifiuti speciali, ovvero quelli provenienti dal ciclo produttivo, commerciale e sanitario. E’ una iniziativa dell’assessorato all’Ambiente che da quattro anni, attraverso l’Osservatorio sui Rifiuti e con la collaborazione dell’APAT, dell’ARTA Abruzzo e della CCIAA di Teramo, realizza già il rapporto sui rifiuti urbani. Si tratta del primo tentativo di catalogare e codificare il ciclo di vita di questo tipo di rifiuti.

"Un compito non facile – dichiara l’assessore alle attività produttive, Antonio Assogna – per le caratteristiche delle dinamiche di acquisizione, verifica e controllo delle informazioni, molto più complesse rispetto a quelle riguardanti i rifiuti urbani".

La produzione complessiva dei rifiuti speciali, secondo dati acquisiti attraverso il MUD 2003, Modello Unico di Dichiarazione Ambientale, è stata di 282.680 tonnellate, meno 2,25% rispetto al 2002. Quelli non pericolosi sono il 95% del totale della produzione 2003, mentre il restante 5% è classificato fra quelli "pericolosi". Dall’analisi dei dati raccolti emerge il massiccio ricorso al recupero,circa il 97% ma non al riciclo e, quindi, al riuso. Il 60% dei rifiuti speciali, infatti, viene "messo in riserva", ovvero stoccato in appositi impianti. Solo il 37% viene recuperato. In provincia di Teramo non ci sono impianti per i rifiuti speciali che vengono, quindi conferiti, altrove.

Nel rapporto ci sono dati su: la produzione per le seguenti categorie: Comune, macrotipologia, attività economica; la gestione: impiantistica, filiere di trattamento, smaltimento e recupero;i flussi prioritari di rifiuti: i rifiuti inerti, i veicoli fuori uso, i fanghi da impianti di trattamento acque reflue. La dinamica flussi: importazione da fuori Provincia, esportazione da fuori Provincia.

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