Nell’immaginario collettivo l’Europa è il continente delle stagioni che si alternano, al riparo da fenomeni climatici estremi; negli ultimi decenni, invece, sembra sempre di più una terra battuta da venti forti, tempeste di neve e temporali. L’Europa come il sud-est asiatico? L’inverno appena trascorso, per esempio, ha fatto registrare temperature bassissime e tempeste di neve: con il nuovo rapporto Europa in tempesta – lanciato oggi in tutto il mondo – il WWF mette in evidenza che gli inverni con caratteristiche estreme costituiscono la diretta conseguenza dei cambiamenti climatici e che un’inversione di tendenza si potrà avere solo riducendo drasticamente le emissioni di CO2. La prima fase del Protocollo di Kyoto è essenziale, ma è urgente avviare il nuovo negoziato per ridurre le emissioni di almeno il 50%.

I risultati più eclatanti di Europa in tempesta riguardano Gran Bretagna, Olanda e Francia. In Gran Bretagna entro la fine del secolo si registrerebbe il 25% in più di tempeste invernali per anno e un incremento della velocità massima dei venti dell’8-16%. Il tutto a un costo elevatissimo in termini finanziari: nel solo decennio 1987-98 le tempeste invernali sono costate al paese tra i 200 milioni e i 2 miliardi di euro ciascuna. In Olanda la velocità massima dei venti potrebbe aumentare del 2-15% e gli esperti hanno dimostrato che un incremento del 6% costerebbe al paese 100 milioni di euro, con danni complessivi di 5 volte maggiori rispetto ad oggi. In Francia entro la fine del secolo le tempeste aumenterebbero fino al 10-20%, con una concentrazione del fenomeno soprattutto nelle zone settentrionali dove la velocità dei venti aumenterebbe del 16% e dove i giorni di vento fortissimo aumenterebbero del 25-50%.

"Sull’Europa soffiano venti minacciosi," dichiara Jennifer Morgan, direttore del programma globale cambiamenti climatici, "e la minaccia va presa sul serio. Va fermato l’inquinamento climatico per proteggere gli esseri umani ed i beni da tempeste sempre più devastanti. Se non prendiamo misure immediate ed efficaci rischieremo di essere spazzati via".

"Europa in tempesta fa seguito ad un altro rapporto sui cambiamenti climatici che abbiamo diffuso l’estate scorsa" dichiara Gianfranco Bologna, direttore scientifico WWF Italia "In Paradiso bollente abbiamo illustrato gli scenari probabili derivanti dall’aumento della temperatura globale di 2°C rispetto all’epoca preindustriale, con uno scenario di estati torride nel bacino del Mediterraneo, aumento dell’intensità delle precipitazioni e della loro concentrazione nel tempo, con conseguenti frane e alluvioni. Sembrano rapporti antitetici, contraddittori, in realtà sono le due facce della stessa medaglia derivanti entrambi dall’inquinamento globale da gas serra che tende ad ‘estremizzare’ gli eventi atmosferici"

Il settore energetico e quello dei trasporti sono i principali imputati quanto a inquinamento globale da gas serra che causa i cambiamenti climatici e i fenomeni meteorologici estremi. Basti pensare che dal settore energetico mondiale dipende il 37% delle emissioni di CO2 prodotte dall’uomo e dovute principalmente ai combustibili fossili, per esempio il carbone.

"Proprio ora i governi dell’UE hanno l’opportunità di ridurre drasticamente le emissioni di CO2 – aggiunge Bologna – E’ di questa settimana la notizia dell’istituzione di una task force UE che lavorerà sui temi di energia, industria e ambiente congiuntamente. E’ un’opportunità per tentare un’armonizzazione tra campi così diversi e spesso in competizione. Della task force fa parte anche James Leape, direttore generale WWF internazionale"

La parola dunque ai governi, che contengano i limiti di CO2 e diano l’avvio alla Rivoluzione Industriale, con lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, con un mercato del carbonio che sanzioni chi inquina e contribuisce all’effetto serra. Altrimenti l’Europa soffrirà particolarmente delle conseguenze dei mutamenti del clima.

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