A Genova ed in Liguria siamo fortunati perché abbiamo il mare in casa e possiamo usarlo più facilmente che tanti abitanti di altre zone lontane da questo ben di Dio. Purtroppo non riusciamo sempre a godere di questo bene. Almeno nel modo migliore. In luglio ci si è messa anche l’alga "extracomunitaria" o chi per lei, visto che gli esperti sono in contraddizione tra loro. Si faranno indagini e la stessa Magistratura con i Carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) se ne sta interessando per vedere se il fatto sia "naturale" o dovuto a fattori "umani".

Intanto la paura ha fatto diminuire il consumo di pesce e molluschi.

I pescatori professionisti fanno sapere, in un comunicato del responsabile regionale AGCI Pesca Raffaele Borriello, che: "Il pesce proveniente dalla pesca professionale può essere consumato con tranquillità, in quanto è sottoposto a controllo igienico-sanitario da parte delle ASL, che ne autorizzano la vendita. Inoltre questo pesce è pescato al largo (fino a 20 miglia dalla costa), dove la Ostreopsis sp, nel caso si trovi presente, non trova le condizioni ambientali adatte per la "fioritura" . Il pericolo invece può sussistere con il consumo di molluschi raccolti sottocosta e di pesci pescati sottocosta. Quest’ultima pesca viene effettuata dai dilettanti; è quindi opportuno non consumare questi pesci, non essendo controllati dalle autorità sanitarie". Ed i pescatori professionisti nei giorni scorsi hanno sospeso per precauzione l’attività di pesca. Gli operatori del settore turistico delle riviere già chiedono i danni per calamità "naturale" e i gestori dei territori demaniali (bagni) chiedono che sia cancellato l’aumento del 300% della tassa di concessione.

Comunque il mare sta soffrendo.

Ce ne accorgiamo soprattutto d’estate perché lo frequentiamo di più : lo vediamo e lo tocchiamo perché ci immergiamo. Spesso appare una schiuma che si avvicina e staziona dove facciamo il bagno. Ma vi è anche una patina o pellicola oleosa che sfugge ad una prima osservazione. Il tutto invita a lavarsi bene appena usciti dal mare. Lo stesso odore non è sempre dei migliori. Ed il cittadino paga per andare a prendere la tintarella ed a godere un po’ di mare, ma.sempre con quel benedetto "ma", che è il senso della poca soddisfazione, se non di preoccupazione per quello che potremmo portarci dietro (o dentro) da una giornata di riposo. Di chi le "colpe" dello stato di questo mare ? Le grandi navi e le petroliere sono quelle che si prendono subito di mira per lavaggi e sversamenti in mare di liquami e quant’altro. In Liguria abbiamo avuto anche gli incidenti sul mare : navi affondate con il carico inquinante. I depuratori che funzionano poco e male o, addirittura, non ci sono. E’ il "nostro" contributo all’inquinamento con gli scarichi "terrestri", di casa, delle attività produttive delle industrie, degli artigiani, del commercio,dei trasporti, degli ospedali, delle attività di ricerca, ecc. Se vogliamo, possiamo aggiungere il percolato delle grandi discariche come Scarpino.

Anche i pescatori inquinano con le loro barche e fanno "sparire" i pesci dal mare.

La flotta in Liguria si è dimezzata in pochi anni e i pescatori sono costretti ad andare più a largo (16 – 20 miglia e oltre) perché sembra che il pesce si allontani sempre di più dalla costa (o non possa più viverci). Ma la problematica pesca deve essere valutata nel complesso sistema mondiale che la coinvolge senza farci influenzare dalle evidenze locali. Nella lista della cause di inquinamento del mare sono inserite raramente anche le barche da diporto. E che barche! Fino 90 metri con tutto il personale stabile dentro, oltre i proprietari ed i loro ospiti. Anzi, si stimola sempre di più a costruire barche con una "media" di 20 metri (una volta la "media" era di 12 metri). E si chiede di costruire altri porticcioli turistici, cioè di "cementificare" sempre più la costa facendo sparire spiagge e insenature. Un’altra forma di privatizzazione o, meglio, di "privazione". E l’affaccio libero al mare sparisce; non si rispettano ormai i 5 metri di battigia libera. A Genova chi riesce ad andare al mare senza pagare il "pizzo" ai concessionari del litorale con l’obbligo di cabine ed altre comodità e opportunità connesse ?

Il Decreto Legislativo 182/2003 regolamenta la raccolta dei rifiuti solidi e dei liquami provenienti dalle navi. Dovremmo dire cerca di regolamentare perché, in pratica, risulta inattuabile e la Capitaneria di Porto, cioè la Guardia Costiera, ha da sudare per far rispettare la normativa.Non è solo l’inciviltà di chi scarica volontariamente in mare il contenuto delle fosse settiche (le "casse nere"), cioè liquame maleodorante. Lo scarico è automatico quando il "serbatoio nero" giunge al massimo della capienza! Si prevedono per legge allacci fissi, mobili, galleggianti. I porti dovrebbero essere attrezzati per ricevere i liquami, ma non ci sono allacci per lo scarico di liquame in nessun porto. Nel Porto Turistico di Lavagna vi sono almeno 1.300 barche da diporto tra grandi e piccole. Stanno studiando come e dove fare gli allacci. Pensano di fare gli allacci alla banchina carburanti in modo da effettuare le operazionicontemporaneamente. Ma ci vorrà almeno un anno e mezzo per la realizzazione.

E si dovrà costruire il collegamento con la rete fognaria della città e il relativo depuratore.

L’ideale sarebbe di avere un sistema di aspirazione (anche mobile) per ogni posto barca. Naturalmente questo vale per i nuovi porti. Ma intanto i diportisti devono sversare di nascosto il liquame in mezzo al mare. Ogni nave che entra od esce da un porto deve fare una dichiarazione in merito alla quantità e qualità dei rifiuti prodotti. Lo prevede il D.L.182/2003 citato. Deve dichiarare se ha scaricato nel porto dove era precedentemente attraccato o indicare dove intende depositare i propri rifiuti. E viene avvisato il porto successivo. Ma sembra di capire che questo avviene solo per le grosse navi. Rimane difficile pensare che i diportisti della domenica o di una semplice gita facciano tutti la dichiarazione sopradetta. In estate il mare, soprattutto sottocosta, pullula di imbarcazioni e diventa sempre più sporco. Circola la voce che, specie nelle festività e prefestività estive, si dovrà arrivare ad andare per mare con le targhe alterne, visto il numero di barche. Ed il rientro, poi, diventa problematico, quando si ritorna a casa tutti insieme. C’è da augurarsi che i nuovi porti e le nuove barche siano costruite con i dispositivi per effettuare l’operazione di scarico del liquame anche tramite aspirazione! Ad oggi non risulta che vi sia obbligo per legge di costruire barche con questo dispositivo. Del resto i controlli sono molto difficili per riuscire a trovare coloro che si liberano del "carico" in mezzo al mare.

Si potrebbero controllare, intanto, quelle barche che stazionano quasi sempre nei porti, verificando nei "quaderni di bordo" quando hanno conferito il liquame (oltre quello solido) e quanto ne hanno conferito. Si potrebbero fare analisi delle acque circostanti gli approdi e degli stessi pesci che vivono nei porti per vedere se contengono inquinanti, comunque non compatibili con la salute e la vivibilità dei cittadini. La Marina Porto Antico di Genova controlla che si usino prodotti biodegradabili. Ci tiene a mantenere la certificazione ambientale. Ma il porto turistico di Genova convive con quello commerciale. Comunque non si può dire troppo apertamente che i diportisti inquinano, perché si rischia di rovinare la fiorente industria italiana dellecostruzioni navali, industria molto apprezzata nel mondo e che dà, giustamente, lavoro e reddito a tante famiglie di lavoratori. Le pubblicazioni sulla "Gestione ambientale
dei porti turistici" sono molto belle e ben fatte. Sono guide rivolte all’attenzione dei gestori e degli amministratori di porticcioli turistici per pianificare e applicare una politica di integrazione dell’ambiente alle attività portuali, tra cui il modo di trattare le acque reflue delle imbarcazioni. Guide notevoli, ma.la realtà è purtroppo molto diversa : mancano, come detto le strutture per questo servizio nei porti e porticcioli. In pratica manca la cultura e la volontà politica.

Un buon Decreto Legislativo e la buona volontà della Guardia Costiera poco possono fare di fronte alla mancanza di volontà di far seguire i fatti alle leggi : in questo caso la costruzione di allacci per gli scarichi dei liquami prodotti dalle navi. E il cittadino si tiene il mare sporco e vi si immerge vincendo ansie e preoccupazioni di fare qualcosa che non va bene per sé e per i propri figli. Pensiamo all’ambiente come ad un lusso che non possiamo permetterci. Si brontola un po’, ci si allarma, ma poi vi sono cose molto più importanti:la produzione, il lavoro, i soldi, ecc. A nessuno viene in mente che una corretta gestione dell’ambiente può voler dire : produzione, lavoro, turismo, soldi, salute. In pratica un mondo diverso, "sostenibile" (come si dice oggi), più vivibile per tutti i cittadini.

 

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