La prima sezione civile della Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del Comando di Polizia municipale dell’Unione dei Comuni della Marrucina (CH), ha stabilito che il verbale di accertamento di un’infrazione rilevata mediante autovelox, può essere considerato valido anche nell’impossibilità della contestazione immediata da parte del vigile accertatore, nel caso in cui l’apparecchio in uso consenta però la verifica del superamento del limite di velocità solo dopo il transito del veicolo.

La Corte ha accolto appunto il ricorso della Polizia Municipale contro una sentenza del Giudice di pace che – su ricorso di un cittadino – aveva annullato il verbale di accertamento con cui, nel 2001, era stata contestata un’infrazione per il superamento del limite di velocità nel centro abitato di Orsogna (CH).

Secondo la Corte, in base all’art. 384 del regolamento di esecuzione del codice della strada, "deve considerarsi impossibile la rilevazione immediata nei casi in cui l’apparecchiatura consenta la determinazione dell’illecito in tempo successivo, ovvero dopo che il veicolo oggetto del rilievo sia già a distanza dal posto di accertamento, o comunque nella impossibilità di essere fermato".

Ne consegue "che, ove l’apparecchiatura non consenta la determinazione dell’illecito se non dopo il transito del veicolo, è sempre consentita la contestazione successiva, mentre solo ove l’apparecchiatura permetta l’accertamento dell’illecito prima del transito del veicolo la contestazione deve essere immediata, ma sempre che – prosegue la sentenza – dal fermo del veicolo non derivino situazioni di pericolo e che il servizio sia organizzato in modo da consentirla, nei limiti delle disponibilità di personale dell’Amministrazione e senza che sulle modalità di organizzazione sia possibile alcun sindacato giurisdizionale".

Immediate le reazioni delle associazioni dei consumatori.
"La decisione della Cassazione – fa sapere il Codacons – è un principio vecchio e noto a tutti. La conferma della Cassazione della validità delle multe con l’autovelox non deve trasformarsi in una forma di "spremitura" degli automobilisti, per consentire ai Comuni di fare cassa. I Vigili, nel verbale della contravvenzione, devono specificare i motivi per cui è stato impossibile fermare il conducente della vettura sanzionata, dove si trovavano al momento dell’infrazione, e tutti gli elementi utili per giustificare la non contestazione immediata".

Telefono Blu Sos Consumatori afferma di non essere "convinto che la sentenza riabiliti di fatto l’autovelox non dotato degli standard previsti dalle norme (puntatore laser tarato) e quindi di fatto non infici altre situazioni e tantomeno i vari ricorsi su autovelox non dotati dei riconoscimenti dovuti, per cui in questi mesi i Giudici di pace sono stati riempiti di ricorsi da noi avviati (sono decine di migliaia in tutta Italia)". "La sentenza – afferma l’associazione in una nota – costituisce certamente un importante precedente, in contrasto fra l’altro con la giurisprudenza sempre più diffusa dei giudici di pace che sposa la nostra tesi, e con la clamorosa sentenza sempre della Cassazione che dichiara illegittime multe che non indichino espressamente il motivo per cui non è stato possibile fermare il veicolo (si tratta non solo di autovelox ma di molte altre contravvenzioni di cui la maggior parte in siti urbani)".


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