Riportiamo il testo integrale della lettera, pervenuta in redazione e rivolta al direttore della nostra Agenzia, di Anna Orlandi, assistente sociale, ma anche mamma e nonna che commenta il caso del bambino di 12 anni "iperattivo" espulso da scuola e curato con il Ritalin, psicofarmaco. Per Orlandi altre sono le soluzioni: ad esempio la comprensione e amore da parte degli adulti. Di seguito il parere professionale del dott. Giuseppe Vasco, Pedagogista e della dott.ssa Maria Concetta Alloro, Neuropsichiatra infantile Ausl. n. 4 Enna.

"Egregio Direttore,

sono madre e nonna di una meravigliosa bimba di un anno e mezzo. Sono Maria Orlandi, Assistente Sociale e ho lavorato in passato per il Comune di Milano, Ripartizione Assistenza e Sicurezza Sociale. Durante il mio apprendistato ho avuto l’occasione di poter lavorare con i bambini e i ragazzi ospiti di un noto Istituto milanese.

Ascoltando il telegiornale trasmesso su canale 5, ho avuto l’occasione di sentire la notizia di quel bimbo di 12 anni che è stato definito "iperattivo" e che è stato espulso dalla scuola. Nella notizia ho sentito il giornalista affermare che questa "malattia" si può curare con uno psicofarmaco di nome "Ritalin". Per mia conoscenza, questo non è un farmaco, ma una droga legalizzata che ha gli stessi effetti devastanti delle anfetamine.

Credo che questo bambino abbia bisogno di comprensione e amore da parte degli adulti che lo circondano e non di essere drogato, credo che abbia bisogno di strumenti per poter comprendere. Qualsiasi essere umano sano reagirebbe male di fronte a delle costrizioni, (impedirgli di andare in laboratorio con i suoi compagni e rinchiuderlo in una piccola aula) e perché lui non dovrebbe? E per questo lui diventa un malato di mente che deve essere curato con psicofarmaci, a 12 anni?

Ritengo che sia un crimine drogare i nostri ragazzi. I bambini sono il nostro futuro e quello che succederà se si continuasse a legalizzare e pubblicizzare il fatto che la soluzione per un bambino adolescente vivace e con difficoltà sia di essere "curato" con degli psicofarmaci che hanno effetti collaterali devastanti, sarà di avere una società ancora più drogata e malata tra non meno di 10 anni. Mi chiedo a chi farebbe comodo tutto questo? Spero tanto che anche gli altri genitori si informino esaurientemente che e non cadano nell’errore di pensare di "risolvere con pillole" eventuali problemi e difficoltà dei propri figli, con la speranza di aiutarli, non li aiuterebbero affatto!

Credo – conclude Orlandi – fermamente che amore, tolleranza, un metodo di studio efficace che permetta loro di comprendere, e ricerca di soluzioni alternative alle "pillole", possano salvaguardare la salute e l’equilibrio mentale dei nostri ragazzi che, ripeto e concludo sono il nostro futuro e il futuro della nostra società".

 

Il parere degli esperti

"Il disturbo da deficit da attenzione e iperattività (Adhd) attiene all’ambiente familiare e alla sfera educativa che incidono sullo sviluppo di questo tipo comportamento da parte del bambino" – spiega il dott. Giuseppe Vasco, Pedagogista Ausl n. 4 Enna – "Per esperienza all’interno del servizio neuropsichiatria infantile è necessario considerare gli aspetti rieducativi ed abilitativi sul piano delle competenze del bambino che ha difficoltà di attenzione e iperattività. Lo stile comunicativo può incidere sul comportamento del bambino e quindi sui suoi livelli di attenzione. Alcune difficoltà relazionali, ad esempio se in famiglia ci sono situazioni di incoerenza, di non compattezza nella coppia genitoriale possono provocare o alimentare fino a sostenere irrequietezza motoria e difficoltà al controllo degli impulsi, quindi anche disattenzione, difficoltà a focalizzare l’attenzione.

"A Palermo si terrà il prossimo 26 maggio un convegno su disattenzione e iperattività e sull’utilizzo di farmaci. – continua l’esperto che spiega: "Oramai è sempre più in voga l’utilizzo di psicofarmaci, anche perché le case farmaceutiche sono impegnate in questa ricerca. Nella nostra esperienza come servizio abbiamo pochissimi casi di somministrazione ai minori perché pensiamo che ai bambini è già problematico somministrare i farmaci, per cui ricorriamo all’intervento farmacologico solo quando ogni altro tipo d’intervento si è dimostrato inefficace. Essendo in un ambulatorio territoriale, non possiamo somministrare questi farmaci "delicati" che poi non possiamo controllare, meglio se vengono dati in ambienti ospedalieri dove è possibile osservare le reazioni del bambino".

"Per la somministrazione del Ritalin bisogna valutare caso per caso, il nostro – conclude Vasco – è un approccio multiprofessionale e integrato ossia prevede più interventi: farmacologico, psicoterapico, psicoeducazionale e riabilitativo sul bambino. L’utilizzo del farmaco non va escluso anche se non risolve il problema, abbiamo sempre agito sotto l’aspetto psicoeducazionale: fornire ai genitori delle indicazioni, delle tecniche su come aiutare il bambino a controllarsi di più, a sistemare l’ambiente per favorire che sia meno distratto. Una serie di indicazioni per la modifica dell’ambiente e degli atteggiamenti che nel trattamento dell’iperattività e disattenzione ha dato nella mia esperienza professionale buoni esiti. Bisogna valutare il caso specifico e chiedersi se si è intervenuti con prudenza. Le reazioni possono essere diverse, il farmaco è sempre qualcosa che va "ritagliato" a seconda del bambino".

Per la dottoressa Maria Concetta Alloro, Neuropsichiatra infantile dell’azienda sanitaria ennese: "Il disturbo del deficit dell’attenzione può essere anche molto grave e talvolta compromettere in maniera rilevante la vita delle persone e del bambino, per cui la somministrazione del metilfenidato (molecola del Ritalin) può essere una risorsa. Non ci sono per ora alternative. E’ ovvio che l’utilizzo è limitato a casi selezionati, ci possono essere effetti collaterali importanti: problematiche di tipo cardiaco, condizioni epilettiche, rallentamento della crescita". "Esistono – continua la neuropsichiatra – centri specializzati che valutano attentamente sia le condizioni del singolo bambino e rilevano tempestivamente la comparsa di effetti collaterali. Il ricorso va limitato a casi gravi che non necessitano solo di approccio psicoeducativo, ma – ribadisce Alloro – da solo il farmaco non risolve. L’Adhd è una malattia, è un disturbo mentale che non giustifica l’espulsione da scuola di un bambino. E’ sicuramente una condizione difficile da gestire, ma non giustifica un estremo provvedimento".

 

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