Cresce la domanda di servizi finanziari da parte di famiglie e imprese. L’aumento dei volumi compensa la riduzione di prezzo del credito e dei servizi bancari indotta dalla concorrenza e consente un miglioramento della redditività delle banche. Sono le previsioni del Rapporto Afo, illustrate oggi a Roma dal Direttore generale dell’Associazione bancaria Giuseppe Zadra, per gli anni 2005-2007, periodo nel quale si registreranno, contemporaneamente, forti pressioni competitive nei prezzi dei servizi. Per i costi operativi delle banche, invece, previsti tassi di crescita intorno al 3%.

L’economia mondiale continua a marciare a ritmi sostenuti. L’Area euro è in apprezzabile ripresa. In Italia la recessione sembra finita: la crescita del Pil dovrebbe risultare lievemente positiva (+0,1%, contro -0,1% nel precedente Rapporto), mentre per il 2006 il miglioramento del quadro potrebbe consegnare tre decimi di punto di maggiore sviluppo (+1,2% di crescita contro il precedente +0,9%). Nel 2007 il prodotto potrebbe invece aumentare all’1,5%, un livello che si collocherebbe al di sopra del potenziale, stimato per l’anno in corso intorno all’1,2% dalla Commissione Europea e previsto all’1,4% nel 2007.

Secondo le stime Afo-Financial Outlook – il Rapporto che contiene previsioni elaborate sulla base delle indicazioni degli uffici studi delle principali banche e del Centro studi e ricerche dell’Abi – questo divario dovrebbe rimanere per tutto il triennio di previsione e in tale contesto il tasso di inflazione rimarrà relativamente contenuto (intorno al 2%). "L’economia europea è in sensibile ripresa e non è più in recessione l’economia italiana; e dopo la recessione di fine 2004 e inizi 2005 – ha osservato Zadra – spetta alla politica economica creare le condizioni perché la locomotiva internazionale possa essere agganciata, ma soprattutto perché il potenziale di sviluppo si alzi rapidamente".

In questo quadro, per il sistema bancario si prefigura il conseguimento di positivi risultati reddituali nell’anno in corso, a riflesso di: a) politiche di ristrutturazione realizzate dalle banche nell’ultimo decennio, politiche che hanno reso le banche italiane più solide e più efficienti (in altri settori dei servizi queste politiche ancora non sono state realizzate); b) un deciso miglioramento della qualità del credito; c) un significativo aumento delle masse intermediate, che hanno compensato il persistere della riduzione dei margini unitari; d) politiche di miglioramento del rapporto banche-imprese mediante le quali si tenda a prevenire, più di quanto si facesse in passato, situazioni di crisi anche attraverso piani di riscadenzamento e di gestione attiva dell’indebitamento.

Focus particolare di questa edizione del Rapporto Afo sulla doppia riforma delle pensioni approvata in questa legislatura (pensioni di anzianità e previdenza complementare). "Genera perplessità – ha detto ancora Zadra – la decisione di farla partire soltanto dal 2008, gettando un’ombra sulla garanzia di una pensione adeguata ai lavoratori più giovani e sullo sviluppo ulteriore di cui abbisogna il nostro mercato finanziario: il tfr può infatti svolgere da volano per lo sviluppo dei fondi pensione".

Il Rapporto Afo ha fatto un esercizio per colmare il deficit informativo sull’aggregato tfr utilizzando alcune stime basate su dati macroeconomici (essenzialmente tratti dalla contabilità nazionale dell’Istat). In base ai calcoli il flusso di tfr annuo per le sole imprese non finanziarie di natura privata si aggirerebbe intorno ai 14,3 miliardi di euro, mentre lo stock sarebbe pari a circa 127 miliardi.

I risultati dell’analisi possono così riassumersi:

  • nel breve periodo, così come a regime, la compensazione delle imprese è totale a livello di media di sistema, rispettando in tal modo i dettami della deroga che esplicitamente non prevedeva oneri aggiuntivi per le imprese dalla devoluzione del tfr;
  • il tema della previdenza complementare si è in parte sommato a quello, che era già sul tappeto, del costo del lavoro. La combinazione dei due provvedimenti non produce oneri per le imprese;
  • un impianto normativo che introduce dei vantaggi per le imprese i cui lavoratori devolveranno il tfr ai fondi pensione è da considerare una buona cosa perché crea un incentivo per le stesse aziende a fornire informazioni ai dipendenti ed a stimolarli ad andare verso la previdenza complementare. Per ottenere migliori risultati in termini di tasso di adesione ai fondi pensione rispetto a quelli finora registrati sarà fondamentale attivare una massiccia campagna di informazione.
  • ci sarà anche per le imprese non coperte dal Fondo di garanzia – o perché non rispettano le condizioni per accedervi o perché il Fondo avrà esaurito le risorse a disposizione – un incentivo a stimolare i propri lavoratori a spostarsi comunque verso la previdenza integrativa a seguito delle altre agevolazioni: al netto degli effetti positivi indotti dal Fondo, l’effetto complessivo per le imprese del trasferimento del flusso di tfr ai fondi pensione genererà dei vantaggi economici;
  • il Fondo di garanzia svolge comunque un importante ruolo di facilitazione di accesso al credito a costi molto contenuti per le imprese, e beneficia specialmente quelle meridionali che presentano un più alto grado di rischiosità e quindi dovrebbero sostenere costi finanziari più alti se si rivolgessero direttamente al mercato.

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