Presentata oggi a Milano la seconda indagine realizzata da GfK Eurisko per conto di ASSORETI, l’associazione nazionale delle banche e delle società d’intermediazione mobiliare che collocano prodotti e servizi finanziari attraverso la rete dei promotori finanziari.Gli italiani risparmiano un po’ di più (il reddito medio accantonato è il 12,8% contro il 12% d’inizio anno) ma meno della metà sa indicare le caratteristiche dei prodotti che ha in portafoglio (grado di rischio, rendimento atteso, ecc.) e meno di un terzo sa spiegare con esattezza come sono ripartiti i propri investimenti, anche perché spesso il dialogo con gli intermediari si ferma ad un livello superficiale.

"Alla fine del 2005 – ha spiegato Fabrizio Fornezza, vicepresidente dell’Eurisko – le famiglie italiane dimostrano di non aver perso la proverbiale capacità di risparmiare: il diffuso timore d’impoverirsi non trova riscontro in una reale perdita del potere d’acquisto". La ricerca è stata condotta su oltre 1000 individui capifamiglia, di età compresa tra i 30 e i 60 anni, utilizzatori di diversi canali (sportelli bancari, uffici postali, promotori finanziari, ecc.)

La quota media di reddito messa da parte è il 12,8% (il minimo 8,7% era stato toccato nel 2001), in leggera crescita anche per i redditi medio – bassi (fino a 1050 euro netti mensili); diminuiscono le famiglie che dichiarano di non risparmiare (27% contro il 31% d’inizio anno). Si guarda con rinnovato interesse anche agli investimenti finanziari dopo un biennio di distacco.

Tema centrale dell’indagine è il rapporto tra intermediari e risparmiatori. Fornire all’intermediario le informazioni su obiettivi, prodotti già in portafoglio e propensione al rischio è ritenuto molto importante solo per il 50% degli intervistati. Il 53%, inoltre, sostiene che il proprio intermediario non chiede informazioni o lo fa solo raramente. Insufficiente anche la conoscenza dei prodotti che costituiscono il proprio portafoglio d’investimenti: meno della metà degli intervistati saprebbe indicarne con precisione grado di rischio (42%), rendimento atteso (39%) o durata ottimale affinché il prodotto sia efficace (36%). Il grado di conoscenza è ancora più basso (27%) se si parla della ripartizione del proprio portafoglio per tipologia di prodotto/servizio e mercati di riferimento.

"In uno scenario ancora caratterizzato da debole conoscenza e mancanza di una guida sicura – ha aggiunto Fornezza – appare comprensibile che il bisogno più avvertito sia una maggiore semplicità e chiarezza dei prodotti" (citata dal 63% degli intervistati). La ricerca ha, infine, indagato sul rapporto tra i giovani e la gestione del risparmio, con l’obiettivo di raccogliere indicazioni utili per una campagna informativa che ASSORETI intenderebbe compiere nelle scuole italiane.

"L’indagine si è concentrata sui capifamiglia con figli conviventi d’età compresa tra 11 e 25 anni", ha spiegato l’avv. Antonio Spallanzani, presidente di ASSORETI. La maggioranza dichiara scarso interesse dei propri figli per la gestione del denaro e, in generale, per le questioni economiche. Emerge, però, che la maggioranza (61%) è già titolare o ha facoltà di usare diversi strumenti finanziari, in particolare: libretto di risparmio (41%), conto corrente bancario o postale (33%), bancomat/postamat (30%), carta di credito o carta ricaricabile (14%). Il 585 dei ragazzi tra 11 e 25 anni risparmia (il 17% lo fa in modo sistematico) e ha dei progetti (52%) sull’impiego del denaro messo da parte.

 

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