Grazie alla «maturazione del fenomeno delle concentrazioni» le banche europee sono pronte «a una nuova ondata di operazioni di aggregazioni transfrontaliere capaci di favorire la creazione di un unico ed efficiente mercato finanziario». Lo sostiene l’amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, nell’introduzione al libro di Finmonitor curato da Andrea Resti (Università Bocconi) "Le fusioni bancarie. La lezione dell’esperienza" pubblicato da Bancaria Editrice.

Profumo, nel suo intervento pubblicato dal mensile dell’ABI "Bancaria", scrive che «si tratta di un salto di qualità assolutamente necessario non solo al sistema economico e produttivo europeo, che già oggi richiede operatori finanziari dimensionalmente idonei a sostenere determinate esigenze economiche, ma anche allo stesso sistema creditizio europeo, che necessita di operatori capaci di recitare un ruolo attivo anche sulla scena mondiale ove si stanno affacciando nuove e importanti sfide e dove la competizione con le altre grandi banche si sta facendo sempre più aspra e selettiva».

Secondo l’amministratore delegato di Unicredit, «nonostante la rapida evoluzione del fenomeno delle concentrazioni aziendali», quello di «creare valore» è la sola finalità che non è mutata e che «oggi come un tempo rimane il vero obiettivo di ogni operazione e che, impietosamente, in molti casi, ha sancito l’insuccesso di operazioni che, sulla carta, erano state considerate profittevoli». Profumo ne spiega pure la ragione, partendo dal presupposto che è cambiata la consapevolezza dei beneficiari: «se fino a qualche anno fa infatti tutti i testi di economia erano abbastanza concordi nel ritenere che la creazione di valore a seguito di un’operazione di M&A andasse a vantaggio degli stakeholder legati alle aziende interessate, oggi siamo consapevoli che le migliori operazioni di concentrazione creano concreti vantaggi anche per i mercati ove si realizzano e forniscono, conseguentemente, un reale miglioramento per l’intero sistema economico».

È negli ultimi quindici anni che in Italia le banche hanno cominciato a "muovere i primi passi" con le fusioni e le acquisizioni. Un fenomeno, questo, che nel nostro Paese, secondo Profumo «si è manifestato con un certo ritardo rispetto ad altri settori industriali». Il via alle aggregazioni va attribuito alla «progressiva liberalizzazione dell’attività bancaria e della prospettiva di uno scenario competitivo su scala europea», grazie al quale le banche «hanno iniziato a realizzare operazioni di concentrazione legate a precise scelte imprenditoriali e non, come era avvenuto fino ad allora, alla necessità di garantire stabilità al sistema», interessando con «una certa intensità» tutto il settore «indipendentemente dalla dimensione delle banche, dalla loro collocazione geografica o dalla categoria di appartenenza».

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