Lo sviluppo del settore biologico in Italia, dopo un periodo di rallentamento, il 2005, ha registrato, rispetto al 2004, aumenti del 21% degli operatori e del 12% degli ettari coltivati.
I 95.4361 ettari del 2004 sono diventati 1.067.000 nel 2005 e le 40.965 aziende del 2004 sono passate ad essere 49.859 nel 2005. A tale riguardo Confagricoltura ha salutato con soddisfazione l’iniziativa europea tendente a sviluppare una nuova regolamentazione, concertata, di modifica e di sviluppo del preesistente Regolamento 2092 .

"E’ però indispensabile – ha continuato Lenzi – che le ulteriori azioni tese allo sviluppo del mercato e delle organizzazioni dei produttori, a risvegliare l’interesse dei consumatori ed a promuovere la ricerca, siano affrontate e dotate, anche a livello nazionale, di adeguati strumenti finanziari che, a loro volta, potranno consentire alle amministrazioni regionali di implementare quei sostegni che sono indispensabili per lo sviluppo del settore."

"L’azione europea – ha spiegato il vicepresidente – dovrebbe finalmente permettere di uscire dagli equivoci. Etichettatura, certificazione, tracciabilità, controlli vanno gestiti ponendo come esigenza prioritaria quella di fornire un’informazione corretta e veritiera al consumatore, anche a garanzia degli operatori seri." L’agricoltura biologica, infatti, resta penalizzata da una mancanza di chiarezza che ne frena le innegabili potenzialità. Spesso, infatti, i consumatori sono influenzati più dal nome di fantasia del prodotto, e dal marchio industriale o del distributore, che dalla sigla di garanzia del "certificato bio".

La prima esigenza, dunque, a parere della Confagricoltura, è quella di dare "un’identità" al prodotto, con controlli efficaci e rigorosi. Su questo discorso s’innestano i problemi della certificazione, nell’ottica di garantire la sicurezza alimentare, ma anche di valorizzare le produzioni.

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