"Ogni tanto dormicchia anche Omero", recita un adagio latino. E anche un bravo ministro come Gianni Alemanno, soprattutto in campagna elettorale, può incorrere in un infortunio.
L’iniziativa "SMS Consumatori", lanciata con gran dispendio di effetti mediatici, in realtà ad un esame anche superficiale si rivela una patacca e un bluff, che magari potrà avere anche grande successo, come si è affrettato a dire subito l’Ufficio stampa del ministro, ma che si rivela essere più che altro uno dei tanti spot elettorali che questo Governo sta realizzando con soldi pubblici. Intanto c’è un po’ di confusione nei numeri: nel descrivere il servizio nel sito si parla di "circa 1700" punti vendita, che nella nota metodologica diventano 1760. In realtà sono solo 176 al giorno che vengono moltiplicati su dieci giorni allo scopo delle determinazione della media. E qui emerge subito la debolezza scientifica e sostanziale dell’iniziativa, che ha motivato la presa di distanza da parte di nove associazioni del CNCU.

Da anni contestiamo le rilevazioni dell’Istat perché basate "solo" su qualche migliaio di punti vendita e "solo" in 80-85 province. E contestiamo anche la professionalità degli addetti comunali alle rilevazioni. Adesso invece diventano credibili le rilevazioni fatte in due-tre punti vendita delle regioni minori e qualche decina di quelle più grandi come Lombardia, Lazio o Sicilia, da parte di personale formato con qualche ora di addestramento. C’è poi il piccolo mistero del perché di alcune specialità non si possa conoscere il prezzo all’origine e all’ingrosso: passi per ananas e banane, che vengono da paesi lontani e dalle multinazionali, ma perché anche per bieta, broccoli e broccoletti si può conoscere solo il prezzo al dettaglio e non gli altri? Insomma, tutta l’operazione odora di spot elettorale. Come dimostra anche il fatto che la durata prevista è di soli tre mesi, da metà febbraio a metà aprile, giusto il tempo della campagna elettorale delle politiche e subito dopo Alemanno sarà candidato anche per le elezioni al Comune di Roma. Soldi pubblici quindi spesi per dare visibilità ad un ministro che resta bravo ma stavolta è stato mal consigliato".

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