"Potenziando le coltivazioni dedicate alla produzione di biocarburanti (biodiesel e bioetanolo), utilizzando residui agricoli, forestali e dell’allevamento e installando pannelli solari nella aziende agricole è possibile arrivare a coprire entro il 2010 fino al 13% del fabbisogno energetico nazionale, risparmiare oltre 12 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti e ridurre le emissioni di anidride carbonica di origine fossile di 30 milioni di tonnellate.

E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che i pericolosi effetti degli aumenti del costo del petrolio si fanno sentire su consumatori e imprese, anche in agricoltura dove la benzina è stata praticamente sostituita dal gasolio che ha fatto segnare un livello record con un aumento di oltre il 14% nei primi quattro mesi del 2005 rispetto all’anno precedente. Una situazione – sottolinea l’associazione di categoria – che mette a rischio la competitività delle imprese e che va affrontata con scelte strutturali che consentano di uscire da situazioni di crisi ricorrenti dovute al rincaro del greggio. Contro l’aumento dei prezzi del petrolio va quindi percorsa con decisione – si legge nella nota – la strada delle sviluppo delle energie alternative rinnovabili e bisogna accelerare negli investimenti per recuperare i ritardi accumulati nello sfruttamento del fotovoltaico delle biomasse e dei biocarburanti. Una situazione consentirebbe di raddoppiare il contributo delle fonti rinnovabili al soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale ed uscire dalla spirale perversa del caro benzina con le alternative concrete al petrolio che la campagna può offrire.

Cogliere le opportunità offerte da una agricoltura rigenerata – afferma Coldiretti – è una scelta di civiltà per il Paese ma anche una responsabilità delle imprese agricole per contribuire allo sviluppo sostenibile e al risparmio di risorse necessarie al raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto. D’altra parte, dalla riforma della Politica Agricola Comune che entrerà in vigore quest’anno viene un deciso orientamento dell’attività agricola verso la sicurezza alimentare e ambientale che significa anche una politica che valorizza le risorse climatiche e naturali che il territorio offre per la produzione di energie rinnovabili.


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