Entra in vigore domani il decreto 25 gennaio 2006 del Ministro delle attività produttive che, fino al 28 febbraio, riduce di un grado centigrado la temperatura massima utilizzabile nelle unità immobiliari, salvo particolari eccezioni (ospedali, scuole) stabilite nel decreto stesso.

Con lo stesso provvedimento viene ridotta di un’ora la durata massima giornaliera di attivazione degli impianti di riscaldamento. L’associazione di categoria contesta peraltro la legittimità del provvedimento in questione sia perché lo stesso non risulta emesso – come previsto dalla legge 9.1.1991, n. 10 – dopo sentiti i Ministri interessati, sia perché esso risulta incoerente – da un punto di vista legale – con la situazione di emergenza causata dalle difficoltà di approvvigionamento del gas naturale, dichiarata dal Ministro nella sua Circolare da ultimo inviata ai Prefetti della Repubblica e ai Commissari di Governo delle Provincie autonome. Confedilizia ritiene dubbio che a sanare la illegittimità in questione valga il richiamo contenuto nel provvedimento ministeriale alla legge 23.8.2004, n. 239, che demanda "allo Stato" (e non ad un singolo Ministro) il compito di adottare misure temporanee di salvaguardia della continuità della fornitura, in caso di crisi del mercato dell’energia. L’ufficio legale della Confedilizia ritiene per questo che il decreto Scajola – a parte la sua difficile applicabilità per certi aspetti – sia privo di sanzioni non potendosi, in caso di violazione dello stesso, ritenere applicabili quelle previste dall’articolo 34 della legge 10/’91.

 

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