Quale sarebbe l’intervento più urgente per rimettere in equilibrio i conti pubblici? Il 65,1% degli italiani chiederebbe in via prioritaria che venisse "rafforzata la lotta all’evasione fiscale e al lavoro nero". Il 25,6% vorrebbe che fosse tagliata la spesa pubblica. Le ipotesi, invece, di una maggiore tassazione delle rendite finanziarie (6,4%) o dei patrimoni immobiliari (2,9%) appaiono, nelle opinioni degli italiani, del tutto residuali. Questi sono alcuni dei principali risultati del lavoro di ricerca "L’incoerenza delle politiche pubbliche" realizzato nell’ambito dell’iniziativa Un mese di sociale "Italiani fra patrimonio e reddito", che vengono presentati oggi al Censis dal direttore Giuseppe Roma, da Massimiliano Valerii, ricercatore, e da Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis.

Le politiche pubbliche – si legge nel comunicato – negli ultimi anni hanno mostrato segni di ambiguità rispetto ai processi in corso, di fatto rivelandosi inadeguate a bilanciare gli effetti delle due derive concomitanti dell’assottigliamento dei redditi e della patrimonializzazione.
I dati di indagine sull’opinione pubblica attestano che, mai come oggi, le preoccupazioni comuni si collegano alle radici economiche della condizione di insicurezza individuale. La dimensione economica assorbe ormai gran parte delle istanze e delle priorità pubbliche e private.
L’economia, prima ancora che la sanità o la scuola, è infatti diventato il tema cruciale segnalato dagli elettori, con forza progressivamente crescente negli ultimi anni, come l’argomento determinante nella decisone di voto durante le campagne elettorali. Si è passati dal 32,6% registrato nel 2001 al 36,4% del 2004, fino al 40,9% nelle ultime elezioni regionali di aprile 2005.
E sono cresciute parallelamente – continua l’istituto di ricerca – le opinioni favorevoli all’intervento pubblico in economia, fino al 72,9% registrato nel 2005, contro il 27,1% di cittadini convinti che non si possa aumentare la spesa pubblica.

L’insieme di questi dati di opinione attesta una crescente domanda di politiche pubbliche lungimiranti, orfani di una estesa protezione pubblica si chiede più Stato nell’indirizzo e nella regolazione dei processi economici.
Stando ai dati disponibili – conclude il Censis – non si può non constatare che gli investimenti pubblici non hanno subìto una riduzione (anzi sono saliti dal 2,4% del Pil nel 2000 al 2,9% nel 2004, pur non raggiungendo ancora i livelli di dieci anni fa), e nello scenario continentale l’Italia si colloca in una posizione migliore rispetto alla media dell’Unione Europea per quanto riguarda intensità e dinamica della spesa pubblica diretta ad incrementare il capitale fisso del territorio. In gran parte queste risorse si consumano in spese per il fabbisogno ordinario di funzionamento e per la manutenzione delle infrastrutture esistenti, oppure si sbriciolano in piccoli interventi che non contribuiscono attivamente al rilancio dell’economia.


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