Migliora il comfort degli ospedali e la gestione del rischio clinico, permangono fortemente problematici l’accesso alle strutture e l’informazione nei confronti dei cittadini, si registra un po’ di attenzione in più, rispetto al passato, per la gestione del dolore, anche se i progressi sono lenti e disomogenei da struttura a struttura. Questi i principali risultati emersi dal IV Rapporto Audit Civico, presentato, questa mattina a Roma, da Cittadinanzattiva – Tribunale dei diritti del malato che indaga sullo stato di salute di 166 strutture sanitarie nazionali.

Il Rapporto, redatto con il sostegno di AstraZeneca, ha valutato l’accessibilità, l’informazione, la gestione del rischio clinico, i servizi di terapia del dolore, la qualità e la continuità assistenziale delle strutture sanitarie prese in considerazione messe sotto osservazione da 200 monitori civici del Tribunale dei diritti del malato – Cittadinanzattiva nel corso del 2004.

Accesso alle strutture: nel 46,2% delle strutture e nei ¾ dei poliambulatori monitorati non è ancora possibile pagare il ticket al di fuori degli sportelli per le prenotazione, mentre in 1 poliambulatorio su 3 è impossibile prenotare visite specialistiche ed esami diagnostici attraverso un Cup (centro unico di prenotazione) o per telefono. Per quanto riguarda i tempi di attesa, invece, permane il fenomeno delle liste bloccate che si registra nel 64,8% delle strutture ospedaliere; al di fuori delle urgenze si può attendere quasi due anni (700 giorni) per una mammografia, 1 anno per un ecodoppler cardiaco e una ecografia addominale, 6 mesi per una gastroscopia, 4 per una colonscopia o una Tac total body. La situazione è migliore nei poliambulatori dove le attese non superano in nessun caso i 4 mesi. Tutto ciò favorisce le prestazioni intramoenia dove il tempo medio di attesa è pari a 2 – 3 giorni.

Informazioni ai pazienti: nel 59,3% degli ospedali, nel 66,6% dei distretti, nel 80,4% dei poliambulatori monitorati non c’è alcun opuscolo informativo a disposizione del pubblico. Informazioni su nomi e qualifiche degli operatori sono garantite nella metà delle strutture monitorate mentre i 2/3 dei distretti non mettono a disposizione dei medici di medicina generale informazioni riguardanti l’assistenza a domicilio o la prevenzione. Solo il 2,8% delle strutture si preoccupa di dare al personale istruzioni scritte per garantire che i malati siano informati sulle loro condizioni di salute, sugli accertamenti in corso, sui tempi di degenza previsti. Si registra un miglioramento dell’attenzione nei confronti dei cittadini provenienti da altri paesi.

Terapia del dolore: il Rapporto registra una carenza nella rete integrata di servizi di terapia del dolore: l’84,2% delle aziende monitorate dichiara di disporre di uno o più servizi di cure palliative o di terapia del dolore, ma solo il 6,2% di esse è in grado di garantire tali cure per tutti i livelli assistenziali.


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