COMMERCIO. Coldiretti, aumenta deficit agroalimentare
Il deficit commerciale agroalimentare tra Italia e Cina è andato progressivamente peggiorando raggiungendo i 340 milioni di euro nel 2004. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati INEA dai quali emerge che tra il 1994 ed il 2004 le importazioni dalla Cina sono cresciute del 30% circa, attestandosi a 367 milioni di euro mentre le esportazioni nazionali sono rimaste nel complesso trascurabili passando da 3 a 26 milioni di euro in 10 anni.
Le esportazioniagroalimentari nazionali seppur limitate riguardano un paniere composito di prodotti tipici delmade in Italy alimentare con una prevalenza per la biscotteria e pasticceria (18%), il vino rosso (8%) e l’olio di oliva 8% mentre per il futuro grandi aspettative sono legate all’apertura del mercato asiatico alle esportazioni di prosciutto Made in Italy che dovrebbe partire già nel 2005. Sul lato delle importazioni restano prevalenti i sottoprodotti zootecnici, che nel 2004 rappresentano il 40% delle importazioni, ma crescono in modo rilevante – continuano i coltivatori – i prodotti ortofrutticoli, sia treschi che trasformati come il concentrato di pomodoro che rappresentano il 19% del totale e gli ortaggi ed i legumi trasformati con ben il 16%.
La Cina – sostiene Coldiretti – oltre ad essere un aggressivo paese esportatore per molti prodotti agroalimentari offre anche grandi opportunità al Made in Italy per questo occorre introdurre regole per garantire la trasparenza degli scambi di mercato per quanto riguarda l’indicazione di origine in etichetta e il rispetto delle norme etico ambientali. Un obiettivo fortemente sostenuto dall’associazione di categoria che ha portato l’Italia all’ avanguardia in Europa con l’approvazione della legge 204 del 3 agosto 2004, che rende obbligatorio indicare sulle etichette di tutti gli alimenti la provenienza della componente agricola impiegata.
E che deve essere completato con l’emanazione dei decreti applicativi per i diversi prodotti per combattere la concorrenza con la trasparenza di mercato ed aiutare i consumatori a fare scelte di acquisto consapevoli con una adeguata informazione in etichetta. Si tratta – conclude la Coldiretti – di accelerare il percorso già iniziato a livello nazionale con l’etichettatura di origine del latte fresco e a livello europeo dove sono state adottate norme per l’etichettatura di origine della carne bovina a partire dal primo maggio 2002 dopo l’emergenza mucca pazza, per l’indicazione della varietà, qualità e provenienza dell’ortofrutta fresca, il codice di identificazione delle uova a partire dallo scorso primo gennaio 2004 e dal primo agosto 2004 l’obbligo di etichettatura anche per il miele.

