La riforma delle professioni è improcrastinabile anche alla luce delle sollecitazioni degli organismi internazionali. Lo afferma l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nella segnalazione inviata a Parlamento e Governo che accompagna la Relazione sul settore. La Relazione, che è stata approvata nella riunione del 16 novembre 2005, è frutto di due anni di lavoro nel corso dei quali l’Autorità ha promosso incontri con i rappresentanti di alcuni Ordini professionali per analizzare le restrizioni della concorrenza che ancora caratterizzano il settore. Ne è emersa, in molti casi, la disponibilità dei professionisti a modificare le regole ritenute obsolete a fronte invece di un atteggiamento del legislatore volto a tutelare posizioni conservative.
Nel documento, che sarà esaminato nell’incontro degli esperti delle autorità di concorrenza degli Stati membri Ue, in programma per domani 22 novembre prossimo, si auspica che la riforma venga messa a punto con un coinvolgimento dell’Autorità. Occorre uno sforzo in termini di dialogo da parte di tutti i soggetti interessati. Ma se l’attività di confronto non dovesse condurre a risultati soddisfacenti, l’Autorità potrà valutare la possibilità di utilizzare, nelle ipotesi di lesione della concorrenza, i poteri di intervento istruttori che la legge le riconosce, ricorrendo, grazie al primato del diritto comunitario, alla disapplicazione delle norme interne.
Nella Relazione l’Autorità individua quattro aree critiche che frenano la concorrenza (ruolo degli ordini, tariffe inderogabili, limiti alla pubblicità, eccesso di regolazione normativa) e suggerisce le possibili misure.

ORDINI E CODICI DEONTOLOGICI

L’Autorità propone un profondo ripensamento del ruolo degli Ordini, il cui compito deve essere quello di promuovere la formazione (per garantire l’aggiornamento dei professionisti a vantaggio degli utenti) e di vigilare sulla correttezza dei comportamenti degli iscritti. Bisogna quindi contrastare la tendenza a far ricadere nei codici deontologici aspetti spiccatamente regolatori dell’esercizio delle professioni, che non hanno niente a che vedere con questioni di ordine etico.

LE TARIFFE

Occorre eliminare le tariffe predeterminate inderogabili. Si tratta di un tassello fondamentale nella riforma delle professioni per consentire lo svolgersi della concorrenza proprio a beneficio di un continuo miglioramento dei servizi professionali. La qualità minima della prestazione professionale è infatti garantita dalle regole di accesso alle professioni mentre i prezzi prefissati non costituiscono né un parametro di riferimento per gli utenti né un valido incentivo per i professionisti. Il risultato è che i costi dei servizi professionali sostenuti dalle imprese italiane sono sensibilmente superiori a quelli sostenuti per altri fattori della produzione, pur soggetti a regolamentazione.

LA PUBBLICITA’

A parere dell’Autorità occorre introdurre il principio della libertà di mezzi e contenuti pubblicitari perché la pubblicità rappresenta uno strumento fondamentale di concorrenza. Le limitazioni sui contenuti dell’informazione pubblicitaria potrebbero essere giustificati solo in casi particolari. Ad esempio, potrebbero essere contemplate forme di regolamentazione della pubblicità per evitare la creazione di bisogni artificiali.

I FRENI NORMATIVI

In Italia esiste una regolamentazione normativa in molti casi sproporzionata, che attribuisce ingiustificati privilegi ai professionisti: si limita così l’accesso al mercato e se ne riduce l’efficienza complessiva a danno dei consumatori. Vanno perciò eliminate alcune riserve di attività, come le certificazioni di alcuni atti notarili o la vendita di medicinali da banco e occorre ripensare il sistema di accesso alle attività professionali riservate. E’ necessario eliminare i vincoli allo svolgimento delle professioni in forma societaria ed è indispensabile porre un argine alla domanda di regolamentazione espressa dalle professioni non protette.

 

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