Confcommercio: assemblea generale. Billè: “Sistema Italia in declino”
E’ un paese in forte declino schiacciato da vecchi e nuovi problemi. Questa l’Italia descritta da Sergio Billè nella relazione annuale della Confcommercio. Il presidente dell’associazione ha chiesto di smetterla con il rimpallo delle responsabilità tra le parti politiche sindacali e imprese. "Viviamo in una sorta di grande "Circo Togni" dove ciascuno dopo aver eseguito il suo numero, si ritira nella sua roulotte non preoccupandosi del resto".
Il presidente ha anche centrato l’attenzione sulle nuove generazioni: "Non possiamo permetterci di consegnare i giovani a cominciare da quelli che da qui a qualche anno entreranno nel mondo del lavoro, un Paese ancora taroccato e avvolto nelle nebbie delle incertezze e smettiamola di dare sempre la colpa sempre ai reggiseno, alle t-shirt e alle scarpe Made in Cina. E’ vero che incombe su di noi anche questo problema e che abbiamo fatto male, anzi malissimo a prenderlo sotto gamba. Sergio Billè, però ha individuato malanni di più lunga data.
Il debito pubblico, la crisi strutturale e infrastrutturale, la "metastasi" nelle tessuto economico e sociale "Un giovane su 4 non riesce, peraltro, a trovare ancora un impiego sul quale fare affidamento per programmare il proprio futuro. Il 60% dei trentenni non sposati resta con i genitori, il 35% perde il lavoro, il 50% del lavoro femminile resta confinato nelle fasce di lavoro meno retribuite.
I ricercatori, appena, possono fuggono all’estero. Billè ha fatto anche cenno alla riforma costituzionale: "E’ indispensabile ha ricordato che nella legge di riforma costituzionale, sia riaffermato il principio che nelle materie di esclusiva o concorrente competenza regionale, debba essere salvaguardato anche l’interesse nazionale. Insomma, sarebbe bene che le istituzioni decidessero quali sono oggi le vere priorità. Prima più massicci investimenti per innovazione e ricerca, per le infrastrutture e la logistica o altre quinte di costosa burocrazia? Le risposte dovrebbero essere quasi ovvie -ha incalzato Billè – invece si continua a girare in tondo".
Ancora sul federalismo per Billè "una riforma che si regge su una gamba sola. Le manca l’altra, i 70 miliardi di euro per realizzarla".
Critiche dal presidente all’Unione Europea "rea" di destinare "addirittura il 40% del suo budget al settore dell’agricoltura" e fare poco per la crescita delle imprese. Tallone di Achille dell’Italia descritta nella relazione le infrastrutture senza le quali "avremo presto un industria bonsai, un sistema di servizi bonsai e quel che peggio un turismo bonsai". " Senza infrastrutture si muore – ha dichiarato il presidente.- Non nascondiamoci sempre e solo dietro il dito dei veti ambientali e di legislazioni impossibili". Si è riferito ai tempi biblici che occorrono per realizzare una qualsiasi opera pubblica e della spirale dei costi che caratterizza ogni genere di appalti.
A questo proposito ha preso ad esempio la PAV, " la mitica ferrovia a trasporto veloce, i cui costi sono passati dai 28 mila miliardi di lire, preventivati nel 1993 ai 50 miliardi di euro di oggi. E siamo solo a metà dell’opera perché mancano ancora l’asse del Frèjus e quello della sponda ligure". E in riferimento ai pendolari si è chiesto se i soldi persi nei ritardi di queste opere si potevano usare per far funzionare meglio la rete dei collegamenti utilizzata ogni giorno dai lavoratori.
Commenti anche riferiti all’introduzione della moneta unica: " Per il modo in cui è stata introdotta ha prodotto danni a tutto il mercato e non solo ai consumatori. La verità è che – ha proseguito Billè – da parte delle autorità europee e italiane è stato commesso il grave errore di non valutare con sufficiente attenzione, le conseguenze che l’introduzione della moneta unica avrebbe provocato su un sistema economico dissestato come il nostro. Per questo sarebbe stato opportuno mantenere una circolazione in parallelo di euro e lira per un assai più lungo periodo di tempo".
Billè ha spiegato che le responsabilità del caro euro vanno condivise " perché non c’è dubbio che parte della produzione industriale ed agricola e della distribuzione ha gestito male questo problema". Così come "l’incidenza sui costi aziendali e di conseguenza, sui prezzi hanno avuto in questa fase, l’aumento a raffica di tariffe, assicurazioni, banche, energia e affitti". La situazione secondo il presidente di Confcommercio oggi è ancora peggiore a causa delle nuove impennate del costo del petrolio. "L’indagine che ora intende avviare su questo problema l’Antitrust – ha concluso Billè – se impostata nel giusto modo e con strumenti adeguati ristabilirà la verità dei fatti. Se ci verrà chiesta daremo all’Antitrust la massima collaborazione. Perché di maggiore concorrenza e liberalizzazione questo Paese ha certamente bisogno".

