Gli italiani sono consapevoli della gravità della crisi economica e si adattano: riorganizzano e modificano i propri consumi, risparmiano anche quando sono in difficoltà, ma tengono duro e sono più fiduciosi rispetto al passato. Aumenta il numero di coloro che riescono a risparmiare: sono il 37%, il 3% in più rispetto al 2008, e il Nord Est è l’area con la maggiore concentrazione di famiglie in grado di risparmiare. I consumi si ridefiniscono e diminuisce per la prima volta dal 2004 il numero di coloro che consumano più di quanto incassano: sono il 25%, erano il 27% nel 2007. "Un dato, questo, comunque altissimo: pari a una famiglia su quattro". Questo il commento di Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri – Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa, alla consueta presentazione dell’indagine su "Gli italiani e il risparmio" realizzata da Acri-Ipsos e illustrata oggi in occasione della 85ª Giornata mondiale del risparmio che sarà celebrata domani sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

"Mi sembra che i nostri concittadini – ha detto Guzzetti – siano assolutamente consapevoli della gravità della crisi che abbiamo attraversato e che stiamo tuttora attraversando. Il 78% degli italiani ritiene che sia grave e il 57% pensa che ci vorranno più di 3 anni per uscirne del tutto". Quasi due terzi degli italiani ha sperimentato disagi anche se in leggero calo rispetto all’anno scorso: il 62% contro il 65%. "Gli italiani – sintetizza Guzzetti – mantengono una forte propensione al risparmio, ben l’87% vorrebbe risparmiare".

Quali dunque alcuni dei principali risultati della ricerca? Nonostante i disagi, più della metà della popolazione (54% contro il 51% del 2008) si dichiara soddisfatta della propria situazione economica. Per il futuro c’è più ottimismo: i fiduciosi passano dal 34% del 2008 al 55% del 2009, con una ritrovata fiducia che sembra collegarsi alla percezione di un miglioramento dell’economia mondiale.

Aumenta dunque il numero di chi riesce a risparmiare, pari al 37%. Rimane costante la percentuale di chi consuma tutto il reddito (30%). Diminuisce per la prima volta il numero di chi consuma più di quanto incassa, pari comunque a una famiglia su quattro (25%). Gli italiani hanno una forte propensione al risparmio (l’87% vorrebbe risparmiare) e lo considerano ancorato al concetto di economia reale (60%), con una preferenza ancora forte per la liquidità e, fra le possibili forme di investimento, per il "mattone" quale investimento ideale (54%). L’idea che emerge dalla ricerca è che "il periodo di difficoltà abbia indotto a un diverso atteggiamento verso le spese, con una razionalizzazione che ha consentito ad alcuni di accumulare qualche risparmio". Il numero di chi riesce a risparmiare di più aumenta di quattro punti percentuali e si attesta al 19%. Quindi, conclude la ricerca, nel 2009 gli italiani hanno risparmiato di più e si attendono un miglioramento per il 2010. Nei gruppi di famiglie individuate dall’indagine, quelle in grave crisi di risparmio, che hanno fatto ricorso a risparmi accumulati e a debiti, rappresentano il 18%, il 4% in meno rispetto al 2008. Nell’87% di italiani che vorrebbe risparmiare, il 40% non vive tranquillo senza risparmi e il 47% vorrebbe risparmiare senza rinunce eccessive, mentre solo uno su dieci preferisce godersi la vita piuttosto che mettere da parte risorse per il futuro.

La crisi ha spinto a ridefinire e riorganizzare i consumi: drastica riduzione per chi è stato in difficoltà, ma anche coloro che non hanno visto peggiorare il proprio tenore di vita dichiarano di aver calmierato i propri consumi. E si investe di più sul futuro (55%). Il consumatore ha dunque abbandonato, rileva la ricerca, le vecchie abitudini per un nuovo equilibrio nel paniere: in nessuna categoria di prodotti si registra un aumento significativo di consumi. Chi ha visto peggiorare il proprio stile di vita ha fortemente ridotto i propri consumi con una stabilità solo per la telefonia. Chi ha sperimentato qualche difficoltà ha ridotto le spese dedicate all’auto, agli spostamenti, all’elettronica, mantenendo stabili quelli di alimentari e per la casa. E hanno calmierato i consumi, rileva la ricerca, anche coloro che non hanno subito serie conseguenze dalla crisi: i settori investiti sono stato soprattutto il fuori casa, i viaggi e le vacanze, la cura della persona, le spese per auto e spostamenti, rivisti e razionalizzati.

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Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino dove ha centrato il proprio corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media. È direttore responsabile del periodico culturale "Sapereambiente", ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. Collabora con il Movimento difesa del cittadino come caporedattore del progetto "Io scrivo originale" per l'educazione alla legalità nelle scuole della Campania, partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al). E' stato Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino, ha diretto dal 2005 all’ottobre 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali e le attività di comunicazione. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014).

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