Servono interventi per garantire la trasparenza nella formazione dei prezzi e il rispetto della legge sull’etichettatura degli alimenti per sostenere i deboli segnali di ripresa del 2005 che, nei primi cinque mesi, registra una inversione di tendenza nei consumi domestici alimentari che riprendono a crescere anche se con un debole + 1,2 %, dopo un quadriennio segnato da un calo del 10% tra il 2000 e il 2004. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare il rapporto Ismea sui consumi alimentari domestici in Italia che evidenzia dal 2000 al 2004 un calo in quantità del 10% e un aumento della spesa dello 0,4 %.

Inoltre – continuano i coltivatori – se nel corso del quadriennio il segno negativo nelle quantità consumate si registra con diverse accentuazioni per tutte le categorie di alimenti, nel 2005 sono molti i prodotti che presentano valori positivi come i derivati dei cereali (+ 0,6%), i vini e spumanti (+0,8%), carni salumi e uova (+0,5%), latte e formaggi (+3,1%) e frutta fresca (+0,5%) anche se non mancano segno meno come per gli olii e grassi soprattutto margarina (-11,9%) e olio di semi (-7,6%), alcolici (-15 %) e ortaggi (-8,2%). Non è un caso però che al calo per gli ortaggi si contrappone nel 2004 anche un aumento del 22% nella spesa in verdure in sacchetto, la cosiddetta "quarta gamma", secondo l’osservatorio di Agri Cesena, Ricerca Iha.
Si tratta di un boom di mercato favorito dal bisogno crescente dei cittadini di risparmiare tempo a favore del lavoro, della famiglia e dello svago.

Per rilanciare i consumi – prosegue la Coldiretti – occorre infatti cogliere anche i segnali che vengono dal cambiamento degli stili di vista che vedono crescere i consumi alimentari extradomestici che negli ultimi dieci anni hanno fatto registrare un aumento del 31% e secondo una indagine Ismea Ac Nielsen nel secondo semestre del 2004 il 75% degli italiani ha consumato almeno un pasto fuori casa (+10% rispetto al semestre precedente). I numeri fotografano una situazione difficile ma superabile che va affrontata con un metodo di lavoro trasparente al tavolo agroalimentare della concertazione dove nell’ordine del giorno sono stati assunti impegni per l’attuazione delle riforme della politica agricola, il rilancio di settori come l’ortofrutta determinanti per l’agroalimentare Made in Italy, la difesa della passata di pomodoro dall’invasione cinese e il rispetto della legge n. 204/04 sull’etichettatura d’origine obbligatoria degli alimenti promossa dai coltivatori.

Si tratta di una norma – precisa l’associazione di categoria – che accelera il percorso iniziato a livello europeo dove sono state adottate le norme per l’etichettatura di origine della carne bovina a partire dal 2002 dopo l’emergenza mucca pazza, per l’ ortofrutta fresca, per le uova con un codice a partire dal primo gennaio 2004, il miele dal primo agosto 2004 e dal 7 giugno 2005 per il latte fresco. La carta di identità è ormai una realtà per buona parte della spesa, ma per favorire acquisti consapevoli molto resta ancora da fare e l’etichetta è ancora anonima per il pollame, la carne di maiale e le conserve vegetali, ma anche per l’extravergine di oliva con la possibilità di commercializzare olio ottenuto da miscele di origine diversa senza che questo venga indicato in etichetta. Una situazione alla quale occorre al più presto porre rimedio per non mettere a rischio la credibilità del Made in Italy sui mercati nazionali ed esteri.


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