Con il decreto sulla vera passata di pomodoro italiana più della metà dei soldi destinati dalle famiglie italiane agli acquisti alimentari sono spesi in prodotti per i quali è ora obbligatoria la "carta di identità" che consente di riconoscere la provenienza senza cadere nell’inganno del falso "Made in Italy". Lo ha reso noto il Presidente della Coldiretti Paolo Bedoni nel corso dell’Assemblea Nazionale della principale organizzazione degli imprenditori agricoli nel riferire i risultati della campagna per togliere dall’anonimato la componente agricola degli alimenti che ha portato, con la raccolta di un milione di firme, all’approvazione della legge n.204/04 sull’etichettatura d’origine obbligatoria.

Un pressing che per ultimo – precisano i coltivatori – ha consentito la difesa della vera passata italiana che potrà essere ottenuta solo direttamente da pomodoro fresco. Cosi si evita che venga spacciato, come Made in Italy un prodotto che deriva dalla rilavorazione di concentrato di pomodoro di provenienza cinese, che ha rappresentato la principale voce delle importazioni di prodotti agroalimentari in Italia, con un valore che nel 2004 ha superato i 62 milioni di euro.

Un provvedimento che fa seguito – precisa Coldiretti – alle norme già adottate nel 2005 per il latte fresco per il quale a partire dal 7 giugno è entrato in vigore l’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza e non solo il luogo dello stabilimento di confezionamento. Si tratta di un percorso che negli anni scorsi – ricorda la Coldiretti – aveva già portato all’etichettatura di origine della carne bovina a partire dal 2002 dopo l’emergenza mucca pazza, all’obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca, all’arrivo dal primo gennaio 2004 del codice di identificazione per le uova e all’obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004, il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto.

Un importante passo in avanti per chi vuole conoscere la reale provenienza degli alimenti acquistati e che può contare su 101 prodotti a denominazione di origine (DOP) tra formaggi, salumi, oli extravergini di oliva ottenuti secondo un preciso disciplinare che ne garantisce il territorio di origine ma anche – precisa l’associazione di categoria – su prodotti di largo consumo come la fettina, il latte fresco, le uova, la frutta e verdura fresche, la passata di pomodoro, il pesce e il miele. Se dunque la carta di identità è ormai una realtà per oltre il 50% della spesa, molto resta ancora da fare e – rileva l’associazione – l’etichetta resta anonima per il pollame, la carne di maiale, le conserve vegetali e i succhi di frutta, ma anche per l’extravergine di oliva con la possibilità di commercializzare olio ottenuto da miscele di origine diversa senza che questo venga indicato in etichetta. Una situazione alla quale occorre al più presto porre rimedio per non mettere a rischio la credibilità del Made in Italy sui mercati nazionali ed esteri. Secondo una indagine Coldiretti-Ispo otto italiani su dieci considerano necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti e ben due italiani su tre sono d’accordo sul fatto che "se il prodotto alimentare è italiano sono più sicuro da dove proviene e quindi mi fido di più".

Una convinzione che – secondo Coldiretti – favorisce le truffe come dimostra il fatto che, sulla base di una indagine svolta dall’Organizzazione, nei banchi di vendita di frutta e verdura solo una etichetta su quattro riporta l’informazione obbligatoria per legge sulla provenienza e i quasi 3,5 miliardi di chilogrammi di ortofrutta importati dall’estero sono destinati in molti casi ad essere spacciati come Made in Italy. Una situazione inaccettabile che – concludono i coltivatori – danneggia gli imprenditori agricoli nazionali leader nella qualità e sanità delle produzioni, impedendo di fare scelte consapevoli e alla quale occorre porre rimedio con un piano articolato di controlli.

Di seguito i cibi con la carta di identità:

Carne bovina: dal primo gennaio 2002 l’etichetta deve riportare il codice di identificazione dei bovini e al Paese di nascita e di ingrasso, di macellazione e di sezionamento. Nel punto vendita, per la carne venduta a taglio, l’etichetta – precisa la Coldiretti – potrà essere sostituita con una informazione fornita per iscritto e in modo visibile.

Frutta e verdura fresche: sulle etichette sono obbligatorie le indicazioni dell’origine, della varietà e della categoria.

Uova: dal primo gennaio 2004 è obbligatorio il codice sul guscio: il primo numero indica il tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie, il secondo lo Stato in cui è stato deposto (es.IT), seguono le indicazioni relative al codice ISTAT del Comune, alla sigla della Provincia ed infine il codice distintivo dell’allevatore.

Latte fresco: sulle etichette – rileva la Coldiretti – deve essere indicato il luogo di provenienza degli allevamenti di origine.

Pesce: deve riportare l’indicazione di origine (se pescato in mare, zona di cattura, in acqua dolce o allevato).

Passata di pomodoro: la denominazione – precisa la Coldiretti – è riservata al prodotto ottenuto dalla spremitura diretta del pomodoro fresco e si impone l’indicazione del luogo di origine.

Miele: dal primo agosto 2004 è d’obbligo indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto.

Prodotti Dop: sono 101 i prodotti a denominazione di origine italiani garanti da un disciplinare che assicura l’origine territoriale (dai formaggi ai salumi agli extravergini di oliva).


Vuoi ricevere altri aggiornamenti su questi temi?
Iscriviti alla newsletter!



Dopo aver inviato il modulo, controlla la tua casella per confermare l'iscrizione
Privacy Policy


 

 

Scrive per noi

Redazione
Redazione
Help consumatori è la prima e unica agenzia quotidiana d'informazione sui diritti dei cittadini-consumatori e sull'associazionismo che li tutela

Parliamone ;-)