Il commercio equo e solidale tiene, nonostante la crisi economica. Se nel mondo l’aumento del prezzo delle materie prime provoca una flessione anche in questo settore, l’Italia si dimostra in controtendenza e il comparto continua a mantenere vendite stabili. Di più: l’Italia, in questo modo, si presenta come un’eccezione nel panorama mondiale. Spiega infatti Rudi Dalvai, presidente di WFTO, World Fair Trade Organization: "L’aumento del prezzo delle materie prime, e del caffé in particolare – rappresenta la produzione principale dell’equo e solidale e il suo valore è più che triplicato rispetto a quattro anni fa -, non ha risparmiato il commercio equo e solidale. Particolarmente pesante è la crisi in Inghilterra e Francia, mentre mercati come l’Italia o la Scandinavia fanno ancora eccezione".

Di commercio equo e solidale si parlerà a Treviso, i prossimi 24 e 25 settembre, nell’ambito della VII edizione della Fiera "Quattro passi verso un mondo migliore" organizzata dalla Cooperativa Pace e Sviluppo di Treviso. Si parlerà di gruppi di acquisto solidale, di sostegno alla famiglia, di imprenditoria sostenibile: il tutto declinato al femminile, perché il ruolo delle donne è, in questi settori, fondamentale. Si registra infatti una forte prevalenza femminile sia fra i produttori sia nelle organizzazioni di vendita.

Perché il settore in Italia tiene? Spiega Alessandro Franceschini, presidente di AGICES – Assemblea Generale Italiana Commercio Equo e Solidale: "Il commercio equo in Italia è più legato alle organizzazioni di base (le botteghe del mondo) e meno alla grande distribuzione organizzata, un radicamento che consente il contatto diretto con i consumatori e una partecipazione che non risente del calo ai consumi registrato in generale dal consumo al dettaglio negli ultimi anni".


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