Il pollo è ormai scomparso dalle tavole degli italiani, mentre frutta e verdura, sempre troppo care, continuano a non comprarsi. E’ questo il quadro che emerge da un’indagine condotta dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori sui consumi alimentari nel nostro Paese presentata a Roma durante i lavori della IV Assemblea elettiva nazionale dell’organizzazione.
Per le carni avicole -affermano gli agricoltori – è una vera debacle. Nel corso del 2005 i consumi sono scesi del 10,5 per cento, mentre nei primi due mesi del 2006 è stato un drammatico crollo: meno 35 per cento. La psicosi da aviaria ha messo in ginocchio l’intero settore. I danni, propri per le vendite in netta picchiata, sono rilevanti: in poco meno di quattro mesi si sono persi più di 550 milioni di euro.

Non basta. La situazione, infatti, rischia di aggravarsi ulteriormente in quanto non si prevede in tempi rapidi ma seppur lieve ripresa. Il quadro resta ulteriormente drammatico, con riflessi negativi facilmente immaginabili. Purtroppo – precisa la confederazione – gli allevatori sono ormai alla disperazione. I polli invenduti (quelli congelati superano ormai i 19 milioni) continuano a crescere. Sono bloccate le operazioni indispensabili per la riproduzione. Così vengono distrutte migliaia e migliaia di uova e si arrivano a chiudere gli incubatoi per i pulcini. I polli che erano destinati al mercato restano nei frigoriferi e si attende l’ammasso per lo smaltimento. In tantissimi allevamenti l’attività è praticamente bloccata, mentre le spese continuano a crescere. Un patrimonio enorme che per un’ingiustificata paura collettiva sta andando drammaticamente in fumo, con danni che si ripercuotono per tutta la filiera, sino al commerciante finale.

Quanto è avvenuto – rileva l’associazione – ci insegna che, nel rapporto con i consumatori, la base scientifica deve prevalere sulla notizia e che non è più rinviabile la costituzione nel nostro Paese dell’Autorità nazionale sulla sicurezza alimentare che deve caratterizzarsi per autonomia operativa e di strutture in rapporto ai governi e agli interessi specifici.

L’influenza aviaria è solo l’ultima vicenda di una lunga storia caratterizzata da emergenze sanitarie, di crisi di mercato, di mancato reddito e di difficoltà dell’agricoltura italiana.
Meno difficile, ma certamente ancora complessa, è la situazione per il settore dell’ortofrutta. Nel 2005 -sostiene la Cia- il calo dei consumi di frutta fresca è stato del 4,5 per cento, mentre per gli ortaggi e le verdure la flessione ha superato il 7 per cento. Nei primi due mesi del 2006 la lievissima ripresa riscontrata rispetto all’anno scorso non è però riuscita ad invertire la tendenza negativa: il calo complessivo è del 4,4 per cento. Le flessione è provocata soprattutto dalla frutta, i cui consumi – sottolinea la Cia– sono scesi del 3,5 per cento, mentre meno accentuata è la diminuzione di ortaggi freschi (meno 0,9 per cento). Non vanno meglio gli ortaggi trasformati che evidenziano un meno 2,1 per cento. Invece, si conferma, ancora una volta, la crescita della domanda per le verdure di quarta e quinta gamma (più 20 per cento).

Frutta e verdura -concludono gli agricoltori – continuano al dettaglio ad essere troppo care. I prezzi, anche se non hanno raggiunto i picchi dell’anno scorso, restano elevati e i cittadini fanno a meno di acquistare i prodotti ortofrutticoli. E questo è sconcertante visto che tali prodotti sui campi hanno registrato sia nel 2005 che nei primi due mesi del 2006 una costante flessione.
La forbice tra i listini all’origine e quelli al consumo finale -conclude la Cia- resta ancora eccessivamente ampia: nei vari passaggi di filiera (dai campi agli scaffali) frutta e verdura subiscono rincari anche di 20 volte.

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