Quasi nove volte su dieci negli Stati Uniti i piatti di pasta sono conditi con falso Parmigiano reggiano. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare l’allarme lanciato dall’Istituto nazionale sul Commercio Estero (ICE) sulla concorrenza sleale determinata dal falso Made in Italy alimentare. La diffusione dell’italian sounding (espressione per indicare il cibo che imita il miglior made in Italy alimentare ma che proviene da altri Paesi) toglie spazio alle esportazioni di Parmigiano reggiano e Grana padano negli Usa e raggiungono appena il 13 per cento della produzione statunitense di parmesan che rappresenta il caso più eclatante di imitazione dei prodotti alimentari nazionali tipici sul mercato Usa.

Negli ultimi venti anni – continua la Coldiretti – si è registrato un vero boom dei "falsi" formaggi italiani negli Stati Uniti dove la produzione di parmesan, ricotta, provolone, mozzarella e romano cheese rigorosamente Made in Usa è quasi triplicata e oggi le importazioni dall’Italia dei prodotti originali sono in quantità appena il 2 per cento delle imitazioni realizzate localmente. Le esportazioni di formaggi dall’Italia negli Usa – spiega l’Organizzazione Agricola – hanno superato di poco le 30mila tonnellate, oltre 8mila tonnellate delle quali per Parmigiano e Grana, mentre la produzione statunitense delle imitazioni ha raggiunto quasi 1,7 milioni di tonnellate delle quali 1,3 vendute come mozzarella, 120mila come provolone, 111mila come ricotta, 60mila come parmesan e 15mila come romano cheese. Si tratta – continua la Coldiretti – del risultato di una crescita ininterrotta (nel 1985 la produzione era pari complessivamente 650mila tonnellate) realizzata nonostante le trattative in corso nell’Organizzazione del Commercio Mondiale(WTO) per tutelare dalle usurpazioni nel commercio internazionale le denominazioni di prodotti con caratteristiche specifiche legate all’origine.

In realtà, – spiega la confederazione – la diffusione sul mercato globale di imitazioni di bassa qualità oltre a colpire direttamente gli imprenditori nazionali, ai quali vengono tolti spazi di mercato, danneggia gravemente l’immagine del Made in Italy, sia sui mercati tradizionali che su quelli emergenti come la Cina, dove l’Organizzazione ha recentemente scoperto un "pecorino dagli occhi a mandorla" ottenuto da latte di mucca. Sul piano internazionale – rileva la Coldiretti – la lotta ai pirati del cibo che falsificano l’identità territoriale degli alimenti va condotta nell’ambito del Wto dove il Consiglio è chiamato a prendere misure appropriate entro il 31 luglio 2006, come previsto dalla VI Conferenza Ministeriale che si è chiusa ad Hong Kong, con l’obiettivo di estendere la protezione delle indicazioni geografiche oltre che ai vini e agli alcolici anche ad altri prodotti, come formaggi e salumi.

 

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