"Non solo e non tanto corsi di formazione, quanto esperienze di attivismo civico perché si impara a fare il cittadino attivo non tanto leggendo libri, quanto prendendosi concretamente cura dei beni comuni". Con la proposta di "un programma pluriennale di educazione alla cittadinanza attiva", Gregorio Arena, Presidente di Cittadinanzattiva ha aperto la seconda giornata della Convenzione nazionale della sussidiarietà, in corso a Roma al Centro congressi Frentani. L’iniziativa promossa da Cittadinanzattiva e Comitato "Quelli del 118" in collaborazione con Forum P.A, terminerà domani.

"Ripartire dai cittadini per superare la difficile condizione in cui si trova il nostro Paese" – ha più volte ribadito parlando di "malessere generale, una sorta di percezione diffusa che le cose non vanno". Ripartire rimettendosi alle responsabilità della classe dirigenziale tesa a sensibilizzare non solo la politica, l’industria ma anche l’associazionismo che deve coinvolgere i cittadini in un processo attivo di cambiamento.

Esistono varie "categorie" di cittadini secondo Arena: "i cittadini minimi assolvono ai doveri basilari", "i parassiti prendono molto e danno poco o nulla", "i cittadini extra danno alla comunità più di quanto ricevono e vengono indicati col termine di volontari"; le prime due categorie possono, secondo l’opinione di Arena, "superare anche di poco la soglia minima della cittadinanza per dare attuazione al principio della sussidiarietà" e aggiungere così le loro forze a quello che in un’ottica bipolaristica veniva salutato come "terzo settore" ma che "grazie alla legittimazione derivante dal principio di sussidiarietà è il punto massimo di realizzazione del modello del cittadino attivo".

L’autonoma iniziativa esposta nell’articolo 118 si traduce dunque in attività di salvaguardia dei beni comuni che secondo Arena sancisce "uno stretto rapporto tra il principio di sussidiarietà ed un altro principio fondamentale, quello di solidarietà perché prendersi cura dei beni comuni è come prendersi cura indirettamente delle persone che grazie a quei beni possono meglio realizzare se stesse, le proprie aspirazioni, i propri progetti".

"Il nostro specifico contributo" ha concluso Arena nella relazione d’apertura "è dunque convincere migliaia di cittadini-minimi a superare la soglia della cittadinanza formale per assumersi autonomamente la responsabilità di contribuire alla cura dei beni comuni, diventando cittadini attivi".

Tra i tanti interventi della giornata in molti, apprezzando la relazione di Arena, hanno sottolineato il passaggio attinente il "protagonismo" della società civile nel ruolo di supporto fondamentale alla classe dirigente.

Per Franco Bassanini, ex Ministro della Funzione Pubblica e tra i fondatori di Astrid, la piena attuazione dell’art. 118 quarto comma "è ancora lontana. Le Amministrazioni non sono ancora pronte ad essere alleate dei cittadini per facilitare cura dei beni comuni politica. Ancora più indietro la politica: chi vince le elezioni (qualsiasi schieramento) oggi può decidere dei beni comuni senza ascoltare e condividere con altri.. L’investitura popolare è diventata delega assoluta a decidere per i cittadini".

Francesco Ferrante, Direttore Generale di Legambiente ha posto l’accento sulla "poca consapevolezza dell’associazionismo di rappresentare parte della classe dirigente e di poter essere valido interlocutore della politica". Le associazioni ha proseguito sentono addosso "una sudditanza psicologica nei confronti della politica che gli impedisce di essere parte attiva della società pur, rappresentandola sempre più". L’altro rischio che corrono i cittadini organizzati è quello "dell’altezzosa alterità. L’idea – secondo Ferrante sbagliata – di fare altro rispetto alla politica. E’ un errore la convinzione di molte delle nostre associazioni – ha dichiarato – che è meglio non sporcarsi le mani nei compromessi della politica".

A parlare di politiche locali illustrando il progetto "Idee in comune" Mariella Gramaglia Assessore alla semplificazione del Comune di Roma. L’assessore ha ricordando i rischi delle città metropolitane. "La metropoli – ha dichiarato – spesso alimenta il tema della distanza senz’anima è può spezzare i vincoli di solidarietà tra cittadini; così come amplifica il rischio che le comunità locali, invece di curare i beni comuni, difendano interessi particolari. Protestare per la presenza del campo nomadi, opporsi alla costruzione di opere necessarie alla collettività perché vicine alla propria realtà sono solo degli esempi di particolarismo esasperato".
La politica locale poi – secondo l’Assessore è sempre più un esempio l’arena privilegiata per sperimentare buone pratiche da riproporre poi alla politica nazionale".

Fiducia è invece la parola chiave nell’intervento di Livia Turco, Responsabile Welfare DS, "per uscire dalla crisi del paese e ricostruire le relazioni. Questo è particolarmente vero nel multiculturalismo dove sono sempre maggiori le buone pratiche adottate dalle amministrazioni locali".

A tracciare un bilancio ad un anno dalla Ia Convenzione Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino: "Il bilancio è negativo, o quantomeno critico. Non c’è stata quell’attivazione delle istituzioni e delle amministrazioni pubbliche in favore dell’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale. Anzi c’è stato un arretramento grave, soprattutto culturale, che produrrà guasti anche sul futuro dell’esercizio della cittadinanza e della sussidiarietà".

Tre gli esempi citati da Longo per descrivere la situazione: "L’approvazione della Legge 15/2005 che ha limitato l’accesso agli atti della PA. e di conseguenza il potere di controllo dei cittadini. L’introduzione di un marchio a protezione dei prodotti italiani "100% italiano", che però sarà finanziato con i fondi che, annualmente tramite le multe comminate dall’Antitrust, vengono destinati alle associazioni dei consumatori. E infine la cancellazione della qualifica di Onlus per le associazioni dei consumatori".


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