Si è tenuto a Milano il convegno "Il credito al consumo: le aspettative e le garanzie per il cittadino consumatore". Nel corso dell’evento organizzato dalla Camera di Commercio è stata ufficializzata l’istituzione di nuovi strumenti di tutela dei consumatori nei confronti dei contratti di credito al consumo. I prestiti per l’acquisto di beni di prima necessità, di servizi, oppure l’apertura di linee di credito solitamente accompagnate dal rilascio di una carta di credito, sono ormai un fenomeno sempre più diffuso.

La Camera di Commercio di Milano ha reso noto nel corso del convegno di aver reso un parere in materia di credito al consumo nel quale sono state già evidenziate le clausole potenzialmente vessatorie. Inoltre è stato annunciato che è in corso la verifica delle condizioni generali nei contratti di credito al consumo tramite carte revolving e che il parere verrà reso entro la fine del 2006. "Le condizioni troppo generiche di contratto non vanno bene. Mentre il diritto di revoca del contratto esiste anche per il consumatore, quello di modifica lo ha invece solo il finanziatore", ha dichiarato Liana Romano, dell’Ufficio regolamentazione del mercato, sottolineando che i prestatori del servizio dovranno ormai adeguarsi a un nuovo contratto a misura di consumatore, modificando le clausole ritenute vessatorie, poiché il mancato adeguamento ai nuovi parametri previsti potrebbe tradursi in azioni inibitorie da parte della stessa Camera di Commercio, secondo quanto emerge dal parere sulla conformità (artt. 1469 biss ss C.C).

Inoltre nel corso del convegno è stato annunciato che per scoraggiare il ricorso al circuito del prestito non legale è stata sottoscritta la Convenzione tra la Provincia di Milano,assessorato alla sicurezza e lotta all’usura, la Consum.it (gruppo MPS), la Banca Popolare di Milano e la stessa Camera di commercio per rendere finalmente operativo il "Fondo di garanzia per il credito al consumo per i lavoratori atipici e non subordinati", (20 milioni di euro di risorse) che nella sola Provincia di Milano ammontano a circa 350.000 ammontano a circa.

Le clausole vessatorie nei contratti di credito al consumo

  • Le condizioni di contratto generiche? Non vanno bene. Data la diversità delle operazioni si tende a generalizzare le condizioni di contratto: una disciplina introduttiva, una specifica per i diversi tipi di rapporto e alcune disposizioni finali comuni. Questo è fonte di poca chiarezza.
  • Chi è l’offerente e chi il proponente. Proponente è il consumatore che intende stipulare un contratto di finanziamento, personale o finalizzato; l’offerente è il finanziatore.
  • C’è il diritto di revoca? Sì. E’ vessatoria la clausola che sostiene che una volta effettuata l’erogazione il consumatore non possa più revocare la domanda. Il rapporto contrattuale deve essere vincolante per entrambe le parti.
  • E il diritto di modifica? Ce l’ha solo il finanziatore. Sono però vessatorie quelle clausole che non dichiarano espressamente i motivi che potrebbero indurre il professionista alla modifica unilaterale del contratto. Ma se le variazioni riguardano le condizioni economiche e sono sfavorevoli al cliente, questo avrà diritto a recedere dal contratto entro 15 giorni dalla ricezione della comunicazione di variazione, senza penalità e con applicazione delle condizioni precedentemente praticate.
  • Dove vanno riportate le clausole di modifica? Tra le disposizioni generali di contratto. E’ necessario renderle facilmente visibili.
  • Soluzioni/conclusione del contratto. E’ vessatorio che la domanda si concluda con l’erogazione totale/parziale unitamente all’accettazione o che si concluda il contratto mediante erogazione del finanziamento entro un determinato periodo dalla presentazione della domanda facendo sì che all’erogazione equivalga l’accettazione. Il contratto si deve considerare concluso a partire dal momento in cui il consumatore riceve l’accettazione da parte del finanziatore, mediante conferma scritta.
  • E il principio di buona fede? Nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto le parti devono comportarsi secondo buona fede, a norma dell’art. 1337 c.c.
  • Finanziamento finalizzato o diretto? Il professionista deve spiegarlo bene al consumatore. I professionisti, in sede di presentazione della domanda da parte del consumatore devono far notare la differenza tra finanziamento finalizzato (al quale è associata la clausola contrattuale di autorizzazione preventiva all’erogazione al fornitore) e finanziamento direttamente alla persona che poi impiega negli acquisti a lui necessari.
  • Attenzione al contratto a tre (convenzionato-finanziatore-cliente). E’ vessatorio scindere il contratto di finanziamento da quello di compravendita. Il consumatore si può trovare in una situazione di svantaggio: il finanziamento può essere già stato erogato e lui quindi tenuto al suo rimborso anche se il bene acquistato non è stato mai consegnato.
  • Si richiedono garanzie al consumatore? Sì, il garante in genere è il coniuge del consumatore. Accertarsi che nelle condizioni generali del contratto siano espresse con chiarezza le conseguenze di una firma congiunta o di una firma a titolo di fideiussione.
  • Foro competente. Il foro per le controversie tra professionista e consumatore diverso da quello del consumatore è vessatorio.

 

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