"La responsabilità sociale d’impresa – la corporate social responsibility (Csr) – è stimolo percompetitività e trasparenza, per posizionarsi sul mercato, per affermarsi e accreditarsi con i clienti, i dipendenti, il territorio. E’ anche un elemento strategico per promuovere la competitività dei singoli Paesi. Produce i suoi effetti oltre le imprese, coinvolge la società civile, i governi, le istituzioni nazionali e sovranazionali in politiche comuni, verso obiettivi di sostenibilità economica". E’ quanto ha sottolineato Giuseppe Zadra, Direttore Generale dell’ABI, oggi a Milano alla prima conferenza nazionale di EconomEtica, il centro interuniversitario per l’etica economica e la responsabilità sociale di impresa, nel cui corso è stata presentata la "Guida critica alla responsabilità sociale e al governo d’impresa", promossa dall’ABI, edita da Bancaria.

"Le banche sono molto attive sul tema – ha aggiunto Zadra – abbiamo costruito un luogo di confronto e di discussione, un gruppo di lavoro, con banche che rappresentano l’82% degli sportelli e oltre l’80% del totale attivo del sistema". Da qui è nata l’idea della "Guida", 760 pagine di interventi e due anni e mezzo di lavoro, che raccoglie 40 autori di matrice diversa – giuridica, manageriale, etico-filosofica e sociologica – con l’obiettivo di tracciare le diverse prospettive della responsabilità sociale. Si parte dagli scenari della globalizzazione e dello sviluppo sostenibile, per analizzare i modelli economici, giuridici e manageriali di impresa e governance, l’etica degli affari, gli incentivi e le motivazioni economiche che spingono alla Csr, oltre alle forme di autoregolamentazione. Il libro è un’analisi scientifica indipendente, che fa il punto sulla Csr, riflettendo liberamente il pensiero degli autori.

"Tra i temi di maggiore interesse – ha ricordato Giuseppe Zadra – vanno certamente sottolineati la microfinanza, l’inclusione finanziaria dei migranti e gli investimenti socialmente responsabili". Sul primo aspetto, oggi effettuano operazioni di microfinanza banche che rappresentano il 28% del totale attivo del sistema, per oltre 6.600 sportelli sul territorio nazionale. Sul secondo punto, la crescita del flusso delle rimesse nel mondo, che è stata enorme: dai 33,1 miliardi di dollari del 1991 si è passati ai 72 miliardi nel 2001, fino ai 100 miliardi nel 2003. Circa gli investimenti socialmente responsabili, in Italia operano 24 Fondi per un gestito di 2,2 miliardi di euro, con una crescita di oltre il 100% nel 2004 rispetto agli 1,07 miliardi nel 2003.

È positiva l’opinione dell’Adiconsum che sostiene: "E’ importante valorizzare le migliori pratiche di CSR, soprattutto oggi in una società che indica come valori di riferimento il mercato ed il profitto.Tuttavia troppi sono i casi nel nostro Paese di aziende che praticano la CSR e che sono coinvolte nelle aule dei Tribunali o sanzionate dall’Antitrust".

Secondo l’associazione il criterio quindi per valutare un’effettiva volontà di responsabilità sociale è quello di rispondere in modo concreto alle "criticità" che vengono evidenziate dalle associazioni consumatori, dal sindacato, dal territorio. Non solo, ma altro aspetto discriminante è la modalità con cui questo rapporto si realizza e cioè se tramite generiche consultazioni (focus-group, ecc.) o mediante un rapporto di dialogo con le rappresentanze organizzate degli stakeholder.
Solo in questo secondo caso si può parlare di un rapporto di pari dignità.

Adiconsum nell’intento di contribuire a sviluppare la CSR ha elaborato una prima griglia di indicatori riferiti allo stakeholder-consumatore sui quali valutare e misurare l’effettiva responsabilità sociale.
Fra questi: il livello di informazione;gli standard minimi di servizio; la trasparenza contrattuale;le procedure conciliative; il "soddisfatto o rimborsato". ecc..


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