La sessione pomeridiana del Convegno romano sul tema della responsabilità sociale delle imprese ha trattato due problematiche fondamentali per la promozione della cultura incentrata sull’etica dei comportamenti aziendali: la comunicazione e informazione sulla CSR e la sinergia tra imprese, istituzioni e società civile.

Per affrontare il primo argomento si sono confrontati rappresentanti del mondo dell’informazione e della carta stampata, esponendo i diversi ostacoli che intralciano una corretta ed efficace comunicazione sulla CSR. Prima l’informazione sul tema – ha dichiarato Ilaria Catastini, Vice Presidente di Hill & Knowlton Gaia – era solo per gli addetti ai lavori, mentre oggi essa è sempre più diffusa al grande pubblico. Il consumatore, in particolare, va informato per renderlo più consapevole nella scelta d’acquisto. Ma la formazione di coloro che devono comunicare è adeguata allo scopo? Attualmente i giornalisti si sentono poco informati, spesso specializzati nel settore economico o in quello sociale, ma raramente su entrambe le tematiche. Ruben Razzante, Consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, sostiene la necessità di formare trasversalmente tutti i giornalisti sulla responsabilità sociale delle imprese. Ruzzante ha anche parlato della Carta dei doveri del Giornalista, che impone trasparenza ed eticità nel trattare gli argomenti economico-finanziari.

Altra domanda a cui si è tentato di rispondere: la comunicazione da parte delle aziende sulla CSR è formale o sostanziale? Ad oggi, secondo gli esperti, pare essere a metà; la domanda di sostanza verrà dal pubblico, quando esso acquisirà maggior consapevolezza. La responsabilità etica – denuncia Enzo Argante, Direttore di "Tempo Economico" – è ancora poco diffusa fra le notizie dell’informazione: si preferisce trattare argomenti più eclatanti. Ma il cittadino chiede e chiederà in misura crescente di essere tenuto al corrente sulle politiche imprenditoriali degli attori sul mercato.

Il confronto fra imprese, istituzioni e società civile è stato illustrato da esponenti politici, industriali e dell’associazionismo consumeristico. La tavola rotonda finale del dibattito, introdotta dal Presidente di Anima, Maria Pia Ruffilli, ha infatti visto la partecipazione del Ministero del Welfare, di Confidustria, del Comune di Roma, di Cittadinanzattiva e del Terzo Settore. A tale proposito significativa l’esperienza di Anima, associazione no profit nata all’interno dell’UIR (Unione Industriali e Imprese di Roma) con lo scopo di promuovere la responsabilità etica nelle aziende. L’associazione ha collaborato con Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali costituendo il Forum Multi-Stakeholders, con lo scopo di incoraggiare la diffusione della CSR fra le imprese italiane. Anima ha inoltre siglato un accordo con il Comune di Roma per contrastare il disagio sociale nella Capitale e realizzare il Piano Regolatore Sociale (PRS). Insieme alla Commissione Parlamentare per l’Infanzia, ha poi istituito un premio internazionale dedicato a persone, associazioni ed enti impegnati nella tutela dei bambini.

Altri interlocutori dell’ente no profit sono il Gruppo Giovani Imprenditori di UIR, con cui Anima ha avviato un’indagine finalizzata alla verifica della conoscenza e dell’interesse delle imprese alle tematiche sociali ed ambientali; Confindustria, per la promozione della responsabilità sociale nella politica di impresa; le Camere di Commercio, mediante la creazione di una apposito sportello CSR; il Terzo Settore, confrontandosi con numerosi organismi che operano nel volontariato; le Università ed il mondo della cultura in genere. Fra le iniziative più rilevanti il Premio Anima; l’Osservatorio permanente sul Bilancio Sociale; il progetto, finanziato dalla regione Lazio, per la nascita di un esperto del settore; Matricole d’Argento, accordo con il Comune di Roma a favore degli anziani residenti e diverse altre opere di impegno nel sociale.


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