Si è svolto A Roma nel Centro Congressi presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università "La Sapienza", il Convegno "Dal R.O.I. al R.E.I.- Dal Returnment of Investment alla responsabilità etica d’impresa", un esaustivo panorama sul tema della responsabilità sociale, inserita nell’ottica aziendale come una realtà sempre più correlata con le logiche di mercato.
L’impresa, come ha affermato il Professore Abruzzese, docente dell’Università IULM di Milano, deve tendere al confronto con diversi soggetti, deve aprirsi ai valori della società civile (sicurezza, ambiente, solidarietà etc.) e non limitarsi a rapportarsi con i propri clienti.

Il dibattito della mattina è stato incentrato sull’esperienza concreta di diverse imprese leader nei propri settori di competenza, quali Microsoft, Bnl, Coop, Procter & Gamble, Vodafone ed Enel. L’apertura dei lavori è stata inaugurata dai dati forniti da Eurisko circa la sensibilità sull’argomento da parte degli italiani: la responsabilità etica d’impresa interessa molto il 45% della popolazione, ma solo il 27% si ritiene sufficientemente informato sul tema della CSR. Ancor più grave: i giornalisti dichiarano averne una buona conoscenza solamente nel 22% dei casi. Negli acquisti i consumatori non appaiono ancora molto influenzati dall’impegno etico dell’imprese: le ragioni vanno dalla disinformazione ai recenti scandali aziendali che hanno creato sfiducia dei cittadini. Circa il 75% degli intervistati considera la CSR come una pura operazione di marketing piuttosto che un convincimento autentico. La responsabilità etica d’impresa riguarda, secondo gli italiani, in quest’ordine, le tematiche ambientali, il rispetto dei lavoratori, la tutela dei consumatori, l’attenzione alla comunità, gli azionisti/risparmiatori ed ai fornitori. I nostri connazionali mostrano comunque maggior attenzione al tema rispetto agli altri cittadini europei.

Diverse le testimonianze descritte in prima persona dai responsabili del settore etico di ciascuna azienda. Microsoft Italia, già impegnata nell’accessibilità dei prodotti informatici ai disabili o nella sicurezza su internet, ha illustrato il "Progetto futuro@lfemminile", teso a fornire alle donne gli strumenti tecnologici quali mezzo di crescita professionale e come aiuto nella vita quotidiana. Il rappresentante della JWT ha ribadito la compatibilità fra responsabilità sociale e logiche di profitto, fornendo l’esempio concreto dell’operazione "Svelto piatto pieno", un’iniziativa per assicurare un pasto a chi ne ha bisogno: i consumatori, acquistando il prodotto, aiutano la realizzazione di opere di beneficenza. Secondo il responsabile della BNL "un’economia senza etica è diseconomia"; in tal senso la banca italiana è coinvolta da tempo in progetti etici quali Telethon, l’adesione al Consorzio Patti Chiari, gli incentivi alla diffusione della cultura e dell’arte, senza trascurare la volontà di limitare ai paesi UE e NATO i finanziamenti legati al commercio di armamenti.

Il marchio Coop per la sua storia è indissolubilmente correlato alla responsabilità sociale, e lo dimostra nella sua attenzione alle tematiche ambientali, alla sicurezza alimentare, al commercio equo-solidale e nella collaborazione a progetti di educazione al consumo consapevole. La Procter & Gamble, dal canto suo, persegue una politica di sviluppo sostenibile attraverso le dinamiche di mercato, ponendo tra le priorità l’acqua, la salute e l’igiene. Ciò che si propone Vodafone Italia è un aperto dialogo con tutti i portatori di interessi (gli stakeholders), siano essi consumatori o cittadini comuni. Infine Enel, che ha concluso la mattinata sottolineando la necessità di non fermarsi al "buonismo" della sostenibilità aziendale, ma di elaborare piani a lungo termine per realizzare risultati effettivi: sviluppo delle energie alternative per ridurre le emissioni inquinanti.

La responsabilità etica d’impresa è dunque parte integrante degli obiettivi aziendali e non prescinde affatto dal fine di profitto dell’attività commerciale: è il mercato stesso che ormai impone di considerare aspetti prima relegati alla mera beneficenza. In ogni piano industriale deve esistere una valutazione di sostenibilità, sia nella produzione che nella distribuzione del prodotto finale, ossia lungo l’intera filiera produttiva.

 

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