È passata oggi in Senato, la riforma dell’appello, la cosiddetta "legge Pecorella", che prevede l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione. Dopo quattro mesi dall’approvazione della Camera, la legge ha ricevuto i voti favorevoli dei senatori della Cdl e i voti contrari dell’opposizione.

La riforma in questione modifica il codice di procedura penale sancendo l’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento e vietando ai pubblici ministeri e alle parti civili di presentare ricorso in appello nel caso in cui l’imputato sia stato assolto in primo grado. Sono inappellabili anche le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena dell’ammenda.

Secondo il Movimento Difesa del Cittadino (MDC), si tratta di "un ulteriore atto di scardinamento del sistema giudiziario italiano perpetrato con incredibile pervicacia dall’attuale maggioranza".

Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino (MDC), protestando contro "questa distruzione del sistema processuale italiano e delle garanzie del diritto per i cittadini", dichiara infatti: "È una legge non solo contraria a quanto previsto dal Parlamento nel maggio 2005 a proposito del processo civile in Cassazione, ma anche incostituzionale".

"Mentre all’imputato viene lasciata la possibilità di appellarsi contro la condanna – spiega il presidente di MDC – alla pubblica accusa questo diritto viene tolto nel caso in cui l’imputato sia stato assolto in primo grado".

Una volta appresa la notizia, anche il primo presidente della Cassazione, Nicola Marvulli, si è detto "sbigottito", affermando che "una simile iniziativa legislativa distrugge la funzione assegnata alla Suprema Corte".

 

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