In aumento il numero delle democrazie esistenti nel nostro pianeta nel corso del 2005, che con l’apporto di Burundi, Liberia e Repubblica Centroafricana, passano da 119 a 122. E’ quanto sostiene il rapporto annuale dell’organizzazione non governativa americana di difesa dei diritti dell’uomo, "Freedom House", che sulla base delle libertà civili, politiche e dei media, stila ogni anno una classifica dei paesi "liberi", "parzialmente liberi" e "non liberi".

Pur manifestando le proprie preoccupazioni riguardo all’attuale restringimento della libera competizione elettorale negli Stati Uniti e per le difficoltà che incontra in vari paesi europei la piena integrazione degli immigrati extracomunitari, Arch Puddington – direttore delle ricerche alla Freedom House- sostiene che "le conclusioni del rapporto sono tutto sommato incoraggianti".

Infatti, pur essendo stato il 2005 un anno particolarmente difficile "a causa di violenze terroristiche, pulizia etnica, guerre civili, catastrofi naturali e polarizzazione geopolitica è impressionante che la libertà abbia potuto prosperare in questo clima", afferma Puddington.
Lo scenario appare senza dubbio più roseo del passato, se pensiamo alle nuove democrazie africane che negli ultimi mesi hanno assicurato un reale spazio all’opposizione politica e rispettato le regole base della trasparenza elettorale. Inoltre, significativi progressi sono stati realizzati in Medio Oriente, in particolare in Libano, Iraq, Egitto, nei territori palestinesi; con l’introduzione del diritto di voto delle donne in Kuwait e dei miglioramenti registrati nel settore dei media in Arabia Saudita. "Queste nuove tendenze ci ricordano che gli uomini e le donne di questa regione condividono il desiderio universale di vivere in società libere", ha riferito Thomas Melia, direttore esecutivo di Freedom House.

Rimane, tuttavia, secondo il rapporto, ancora molto lunga la lista dei paesi classificati come "non liberi", che seppur in diminuzione rispetto al 2004, conta ben 45 paesi tra cui Cuba e Nord Corea (denominati regimi marxisti-leninisti), Turkmenistan Uzbekistan, Libia, Siria (qualificate come "dittature"), Birmania (dove vige un regime militare) ed il Sudan.

 

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