Il senatore a vita, Francesco Cossiga spiega nella relazione presentata che "da piu’ parti e’ stato posto il problema di un riconoscimento degli obblighi e dei diritti che possono sorgere da convivenze di fatto. Si e’ pensato di adottare figure nuove di diritto pubblico o di utilizzare a tal fine gli strumenti privatistici esistenti nel codice civile.

Una soluzione sembra risiedere, in modo conforme alla tradizione giuridica occidentale,
limitatamente alle coppie di fatto tra eterosessuali e cioe’ con l’uso specifico del corpo con atti sia pur idonei alla procreazione. La strada da seguire proposta, anche ai fini della certezza e trasparenza delle situazioni, e’ quella della "conversione" in matrimonio civile delle convivenze che abbiano realizzato un certo grado di stabilita’, specie se da esse siano nati figli tra i conviventi, anche se prima della convivenza stessa.

Per un breve tempo, i giuristi civili e canonici hanno discusso se: "matrimonium facit consensus aut copula". Anche se nel diritto romano giustinianeo e precisamente nelle Istituzioni di Gaio, e’ prevista sia l’una che l’altra forma di matrimonio, per negotium o per usum, e’ la teoria del "consensus facit matrimonium" che e’ prevalsa sulla legislazione civile e canonica, pur considerando che una traccia dell’efficacia "definitiva" della copula e’ presente nel diritto canonico della Chiesa cattolica, per il quale, il matrimonio diventa appunto indissolubile con la "consummatio", mentre per la mancata consumazione, a prescindere dall’ "impotentia coeundi", puo’ essere "dispensato" dal Papa, e cioe’ sciolto".

Nel provvedimento si precisa che "quando due persone maggiorenni di sesso diverso abbiano convissuto per almeno trecentosessantacinque giorni in forma maritale, e cioe’ con l’uso reciproco del loro corpo con atti per loro specie e natura volti alla procreazione, e la convivenza non sia cessata da piu’ di novanta giorni, una delle parti, anche senza il consenso dell’altra, puo’ ottenere dal giudice l’accertamento e l’iscrizione della convivenza nel settore degli atti civili del Comune di domicilio o residenza in cui si e’ svolta la convivenza.

 

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