Dopo lo Stato argentino, ora è la volta delle obbligazioni emesse dalla Provincia di Buenos Aires. Anche i suoi creditori – per circa il 30% italiani sono infatti a bocca asciutta da fine 2001. Inoltre pure in questo caso l’offerta è del genere "prendere o lasciare". D’altronde s’è visto che fare i duri non conviene: chi mesi fa rifiutò la proposta di ristrutturazione argentina, ora non sa dove sbattere la testa. Di nuovo si tratta di scegliere il male minore. Nel caso dei titoli Discount è prevista una forte riduzione del valore nominale: ogni 100 euro originari se ne ottengono circa 54 delle nuove obbligazioni. Nel caso invece dei titoli Par, sulla carta non c’è una decurtazione del capitale, però gli interessi sono molto bassi e i rimborsi vanno alle calende greche. Questo valeva però anche per i titoli Par dell’offerta dell’Argentina, salvo una differenza quasi impercettibile per gli interessi arretrati del 2002-2003, riconosciuti ora al fantasmagorico tasso del 2%.

Errori da non ripetere. È quindi il colmo che la famigerata Task Force Argentina (Tfa) si vanti di aver ottenuto un cambio formalmente alla pari. Anche l’offerta dell’Argentina comprendeva la permuta alla pari con le obbligazioni chiamate appunto Par. Ma il presidente della Tfa Nicola Stock, in cattiva compagnia con quasi tutte le associazioni di consumatori e di Altroconsumo, aveva tuonato che bisognava rifiutarle con sdegno. Peccato che i poveri risparmiatori italiani che gli hanno dato retta si trovino ora col cerino acceso in mano. E hanno motivo di lamentarsi anche quanti, danno retta alla propria banca, hanno venduto le loro obbligazioni prima del concambio perché pure essi ci hanno rimesso. Anche per la Provincia di Buenos Aires è quindi meglio soffocare la propria motivata rabbia e accettare la proposta di scambio. L’importante è non perdere la scadenza ultima per aderire all’offerta, che è venerdì 16 dicembre. Occorre poi tener conto che le banche italiane sono campionesse in inefficienza, per cui richiederanno le necessarie firme con un anticipo enorme. A voler essere prudenti è bene agire già nell’arco di questa settimana. Resta da vedere come procedere. Esaminiamo quindi più da vicino le particolarità dell’attuale offerta.

Una triplice opzione. La Repubblica Argentina faceva scegliere fra due titoli di durata finanziaria abbastanza simile, di cui quello pensato per i piccoli risparmiatori (il Par 2038) appariva il più conveniente, salvo ipotesi spinte sui tassi. Ora invece la scelta è fra tre titoli, con la restituzione del capitale sempre spalmata sull’arco di più anni: Par lungo: tassi dal 2% al 4%, rimborso 20202035; Par medio: tassi dall’1% al 4%, rimborso 20172020; Discount: tasso 8,5%, rimborso 20122017. Quindi due sono a tasso crescente (step up) e uno costante. Le durate finanziarie possono però risultare molto diverse: dai circa 18 anni del Par lungo ai 7 del Discount. Inoltre non c’è nulla di simile ai titoli agganciati al Pil dello Stato argentino, fra l’altro in distribuzione dal 30 novembre.

Una decisione difficile. La scelta fra Par lungo, Par medio o Discount non è affatto scontata. Giusto a complicare le cose, il rapporto fra titoli Par e Discount non è fisso, mentre per l’Argentina si ricevevano sempre 33,7 euro di Discount in alternativa a 100 euro nominali col Par. Qui invece con una delle vecchie emissioni si ottengono 44,6 euro di Discount e con un’altra 48. Ne consegue che, a fare i fini, l’ordine di preferenza può cambiare a seconda delle singole emissioni possedute e degli scenari ipotizzati per il futuro! Ciò non si verificava affatto per l’Argentina.Un aiuto per scegliere consapevolmente un’emissione oppure un’altra può venire dalla tabella pubblicata in pagina che riporta i valori nominali delle nuove obbligazioni a seconda dei titoli che si consegnano. Occorre però stimare quanto varranno le nuove obbligazioni una volta distribuite agli interessati, cosa che è prevista per metà gennaio 2006. Di per sé i conti sono complessi; per un confronto approfondito si veda la mia pagina web al Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino.Vale però un criterio abbastanza semplice. Nella previsione di tassi non troppo alti convengono i titoli Par lunghi, nell’ipotesi invece di tassi elevati (per es. sul 10%) si otterrà di più coi Discount. In generale si può preventivare un recupero fra i 50 e i 65 euro ogni 100 di valore nominale originario. Insomma, il crac più brutto resta sempre quello dell’italianissima Parmalat.

Sul sito www.beppescienza.it è possibile consultare il file excel preparato da Marco Vinciguerra, consulente per la gestione di sim ed sgr, per valutare le tre obbligazioni Discount 2017, Par 2020 e Par 2035 anche in relazione ai diversi valori di scambio delle singole vecchie obbligazioni in default.

 

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