La pubblica amministrazione verso la dematerializzazione dei documenti? Se ne è discusso oggi a Roma durante un affollato convegno per fare il punto sul Decreto legge del 23/01/2004, ovvero il codice che ha dato valore legale a formati elettronici, come l’e-mail e i documenti digitali. "Eliminare il cartaceo esistente e impedire di formarne di nuovo", con queste parole Pierluigi Ridolfi, presidente della Commissione per la Dematerializzazione, spiega in sintesi l’ambizioso progetto del Decreto. E aggiunge: "per l’anno prossimo stiamo preparando un libro bianco sullo stato di avanzamento dei lavori".

Ma la strada che porta al disco ottico come documento legale universale è ancora disseminata di ostacoli. Da non sottovalutare i problemi di ordine culturale: "la gente ama molto la carta – spiega il presidente -, non è ancora facile abituarsi all’idea che la nuova carta sarà lo schermo". Ma che cosa è stato fatto fin ora a favore di questa "rivoluzione culturale", che promette di abbattere sprechi, moltiplicare risparmi e tagliare costi nella PA? Nel concreto solo alcuni primi passi. Già oggi, ad esempio, non serve più la carta per la segnalazione alle questure delle presenze negli alberghi. Ma per cose più importanti come la smaterializzazione della carta privata, come le fatture, si attende ancora una annunciata circolare del ministero delle Finanza che tarda ad arrivare.

Per quanto riguarda il rapporto fra cittadino e amministrazione, Ridolfi mette l’accento sul diritto dei cittadini a interagire digitalmente con le PA. "Bisogna rendere concreta l’idea che per comunicare con la pubblica amministrazione sia sufficiente la posta elettronica". Un sogno? "Costi in realtà non ce sono – conclude il presidente -, serve solo un back office efficiente".
Il capo ufficio legislativo del ministro per l’Innovazione, Enrico De Giovanni, sposta invece l’attenzione sulla fattibilità a lungo termine della dematerializzazione. "In realtà nessuno oggi lo può dire con certezza – ammette De Giovanni -, solo tra 100 o 200 anni sarà possibile sapere se la nostra memoria collettiva avrà una forma digitale. Ma se non ci prendiamo un rischio calcolato, non andremo mai da nessuna parte".

Un analogo, cauto, entusiasmo lo esprime Mariella Guercio, docente di archivistica ed una delle maggiori esperte del settore. Non possiamo fidarci ciecamente dell’informatica, spiega, "ma dobbiamo costruire insieme agli informatici un sistema sensibile e duraturo, che ci dia plausibilità di trovare ciò che abbiamo prodotto e che ci dia almeno una presunzione di autenticità".
"Le tecnologie ci offrono molto – conclude l’esperta-, ora abbiamo bisogno di un metodo per gestire questo cambiamento e per far crescere sul concreto la cultura del documento digitale".

 

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