Si è svolta ieri a Roma la Tavola Rotonda su "Politiche future per la PA digitale e l’Innovazione", organizzata da AITech-Assinform, l’associazione che rappresenta le imprese italiane dell’Information Technology. L’incontro ha permesso lo scambio di idee tra esponenti politici di Governo ed opposizione con i rappresentanti del settore imprenditoriale ICT.

Il dibattito è stato aperto dall’intervento del Ministro per l’Innovazione e le tecnologie, Lucio Stanca, che ha enucleato i principali risultati raggiunti nell’ultimo quinquennio. "Nell’Agenda di Governo, per la prima volta – ha affermato il Ministro – si è parlato di Innovazione tecnologico-digitale per contrastare il ritardo nel settore da parte dell’Italia". Questi i risultati della politica 2001-2006, secondo il Ministro Stanca: creazione del MIT e di una struttura di governance forte per l’innovazione (con l’istituzione del Comitato dei Ministri per la Società dell’Informazione, il Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie, il CNIPA-il Centro nazionale per l’Informatica nella PA ed la Commissione Permanente con gli enti locali presso Conferenza Unificata); politiche per l’alfabetizzazione informatica dei cittadini per ridurre il digital divide (oggi il 58% delle famiglie ha un pc in casa ed il 43% si collega ad internet), per la digitalizzazione della PA (con l’approvazione del Codice dell’Amministrazione Digitale, lo stanziamento di 1,3 miliardi di euro ed il "federalismo efficiente"), per l’innovazione delle imprese (con il Piano per l’Innovazione Digitale nelle Imprese, il Fondo Centrale di Garanzia per l’accesso al credito delle PMI ed il sostegno al Made in Italy IT), per lo sviluppo delle infrastrutture immateriali (banda larga, televisione interattiva, UMTS) e per il sostegno alle attività internazionali (sono in corso di realizzazione 22 progetti di e-Government in 16 Paesi).

A ciò si è aggiunto l’impegno a favore del Mezzogiorno, con lo stanziamento di oltre 90 milioni di euro, e lo sviluppo di grandi progetti di settore: la Scuola, con il potenziamento della dotazione tecnologica, l’alfabetizzazione informatica dei docenti e la promozione di contenuti digitali; la Sanità, con il programma "Salute Elettronica", di cui la tessera sanitaria è un primo passo per l’identificazione dei pazienti; il Lavoro, mediante la "Borsa Continua Nazionale del Lavoro"; la Giustizia, con la sperimentazione del processo civile telematico ed il Progetto "Notizie di Reato"; la Sicurezza, che ha visto la nascita di un numero unico di gestione delle chiamate di urgenza e l’istituzione di uno Sportello Unico per l’immigrazione; infine il Turismo, settore chiave, per il quale sono stati stanziati 45 milioni di euro per una piattaforma digitale.

Per la prossima legislatura il Ministro punta su 8 linee guida, basate su tre caratteristiche: continuità, cooperazione fra i vari soggetti, intensità nel cambiamento. Le 8 priorità da seguire sono: "il passaggio dall’alfabetizzazione alla cultura dell’Innovazione e dalle infrastrutture ai contenuti digitali, in quanto – ha precisato il Ministro – dopo la copertura completa su territorio occorrerà investire sui contenuti in rete"; inoltre bisogna dare piena attuazione al Codice dell’Amministrazione Digitale, che secondo Stanca, non compare affatto nel programma dell’Unione. Si intende poi: sviluppare sei grandi progetti digitali (in Scuola, Giustizia, Infomobilità e Logistica, Turismo e Beni Culturali); proseguire nell’Innovazione e nella Ricerca dell’Impresa Italia (mediante una finanza adeguata a tale scopo); creare nuove opportunità nel Sud; aiutare l’industria ICT italiana; rendere il nostro Paese protagonista nel panorama internazionale della Società dell’Informazione e dell’e-Government.

Il Ministro nel suo intervento ha sottolineato il ruolo del suo dicastero, il quale "non deve essere riassorbito da altri settori o funzioni come la Funzione Pubblica o il Ministero dell’Economia; è fondamentale infatti la dimensione politica dell’Innovazione", che secondo Stanca, non deve essere al servizio strumentale delle altre funzioni amministrative, ma deve dialogare con esse. Non mancano le autocritiche, tra cui il fallimento della carta d’identità elettronica.

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