Stabilità dei consumi, scarto con i prezzi dei prodotti alimentari, rischio deflazione, problemi di filiera, possibili ripercussioni sui bilanci delle famiglie: sono solo alcuni degli elementi che emergono dai commenti di istituzioni, categorie produttive e consumatori rispetto all’odierno dato Istat che conferma l’inflazione di marzo all’1,2%.

MSE. "I dati diffusi oggi su inflazione e immatricolazioni auto a marzo indicano stabilità dei consumi e lasciano intravedere segnali incoraggianti in alcuni comparti dopo i cali di gennaio e febbraio": è quanto dichiara il Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola per il quale l’aumento delle immatricolazioni auto conferma il funzionamento degli incentivi. Per Scajola bisogna sostenere imprese e confermare i livelli di consumo delle famiglie. "I provvedimenti che abbiamo preso anche in queste ultime settimane, dal Fondo di Garanzia per le Pmi che attiverà 70-80 miliardi di finanziamenti, alle consistenti riduzioni delle bollette per le famiglie, vanno in questa direzione – ha detto – Va anche in questa direzione l’attività del Garante per la Sorveglianza dei prezzi, che in particolare sui carburanti in prossimità dell’esodo pasquale, ha incontrato informalmente i vertici dell’Unione Petrolifera raccomandando di trasmettere ai proprio associati l’invito ad adottare politiche per la riduzione del divario tra la media dei prezzi europei e quella italiana. Nella settimana dell’esodo, la differenza si è in effetti ridotta a 2,8 centesimi al litro per la benzina (4,3 la settimana precedente) e 2,1 per il gasolio (3,3 la settimana precedente)".

Confesercenti. Attenzione al rischio deflazione, è il monito lanciato. "I dati europei ed italiani sulla frenata dell’inflazione certamente sono confortanti per famiglie ed imprese in una fase tanto difficile, ma dietro queste cifre record, specie a livello europeo, si nasconde anche l’azione di una crisi assai seria che a sua volta richiama il rischio deflazione".

Coldiretti. L’associazione parla di "piena deflazione in campagna", con prodotti agricoli pagati su valori inferiori in media dell’11,4% rispetto allo scorso anno. " record della riduzione si è verificato – afferma Coldiretti – per i cereali con un crollo dei prezzi alla produzione del 46,4% rispetto allo scorso anno a marzo, ma un forte calo delle quotazioni alla produzione si è registrato anche per vini e oli di oliva". Si tratta di tendenze che "non si sono trasferite al consumo dove – denuncia la Coldiretti – i prezzi per l’alimentare secondo l’Istat continuano ad aumentare su base annua ad un tasso del 3% è quasi il triplo di quello dell’inflazione media dell’1,2%. Un differenziale che è costato agli italiani 300 milioni di euro in un solo mese che sono il risultato di inefficienze e speculazioni". Per la Coldiretti "l’aumento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo conferma la presenza di forti distorsioni esistenti nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola, che danneggiano imprese agricole e consumatori. I prezzi aumentano quindi in media quasi cinque volte dal campo alla tavola e esistono dunque ampi margini da recuperare, con piu’ efficienza, concorrenza e trasparenza, per garantire acquisti convenienti alle famiglie e sostenere il reddito degli agricoltori in un momento di difficoltà economica".

Cia. La flessione dei prezzi sui campi è evidenziata anche dalla Confederazione italiana agricoltori, che rileva la mancanza dell’attesa diminuzione sui prezzi degli alimentari e "riafferma sia l’esigenza di rapporti più stretti ed intese di filiera, sia l’importanza di una maggiore trasparenza nei processi di formazione dei prezzi lungo i vari passaggi dal campo alla tavola, per individuare rincari artificiosi e ingiustificati e manovre speculative. In tale contesto, il "doppio prezzo" (origine e dettaglio) può rappresentare – commenta – uno strumento di grande valore e di chiarezza nei confronti dei consumatori".

Consumatori. Con il calo dei costi energetici i prezzi degli alimenti sarebbero dovuti scendere del 20%: è quanto sostiene l’Adoc per la quale il danno delle famiglie per la crescita dei prezzi degli alimentari (pari al 3%) ammonta a oltre duemila euro l’anno. "E’ paradossale e contraddittorio che, nonostante gli ultimi mesi di calo progressivo dell’inflazione, il livello dei prezzi degli alimentari continui ad aumentare, del 3% secondo i dati Istat – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – riteniamo sia dovuto ad una forte e odiosa speculazione a danno delle famiglie, che le priva di un possibile risparmio a fine anno di 2mila euro, circa 180 euro al mese. Considerano i minori costi per energia e trasporti i prezzi dei prodotti alimentari sarebbero dovuti calare del 20%, a rigor di logica".

Per Federconsumatori il tasso di inflazione conferma la gravità di una situazione in cui il calo "avviene a fronte di una forte contrazione dei consumi e di una drastica diminuzione del potere di acquisto delle famiglie, segnali tutt’altro che positivi". Tariffe energetiche e prezzi dei prodotti tecnologici si sono ridotti ma quelli dei beni di prima necessità, soprattutto gli alimentari, rimangono in controtendenza. Per le famiglie si tratterà di 564 euro annui di maggior costo per l’alimentazione. L’idea è dunque quella dei last minute. "Torniamo a ribadire – sostengono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef – che, per risollevare il potere di acquisto delle famiglie e per rilanciare l’economia non è necessario agire solo sul lato dell’offerta, ma bisogna agire con manovre straordinarie anche sul lato della domanda: detassando le famiglie a reddito fisso, lavoratori e pensionati e riducendo i prezzi dei prodotti di largo consumo, di almeno il 20%. Inoltre invitiamo gli attori della distribuzione ad adottare iniziative e promozioni volte ad incentivare ed agevolare gli acquisti, soprattutto per quanto riguarda i generi di prima necessità. Un esempio virtuoso, già realizzato da alcuni esercizi, è quello degli acquisti "last minute", ovvero la riduzione del prezzo di alcuni prodotti freschi dopo un determinato orario (come il pane dopo le 12:00) o la riduzione del prezzo di prodotti la cui data di scadenza è prossima".

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