L’agenzia internazionale di rating Standard & Poor’s ha rivisto al ribasso l’outlook sulla Repubblica Italiana da ‘stabile’ a ‘negativo’. Lo comunica S&P in una nota ufficiale, nella quale precisa che "il downgrade riflette ”il crescente rischio di un peggioramento della finanza pubblica italiana in un contesto di bassa crescita e allentamento dei vincoli del patto di stabilità”. Allo stesso tempo, S&P informa di aver mantenuto stabile il rating sul debito pubblico a ‘AA-‘ a lungo termine e ‘A-1+’ a breve termine. S&P spiega che la decisione ”è motivata dal graduale cambio di prospettiva da parte del governo, nel 2004, nei confronti del controllo della spesa pubblica”. Esclusi gli effetti delle ‘una tantum’, tuttavia, gli obiettivi di bilancio per il 2005 condotti sino ad ora appaiono ”soddisfacenti” per S&P, che ritiene ”realistico” un rapporto deficit/Pil al 4,3%. Gli scenari futuri, tuttavia, ”stanno diventando più incerti e il rapporto nel 2006 dovrebbe attestarsi al 5% del Pil”. Sotto la lente degli analisti di Standard & Poor’s c’è proprio la situazione politica italiana, l’incertezza dovuta alle prossime elezioni fino alle divisioni interne ad entrambe le coalizioni. ”A meno di un anno dalle elezioni politiche del maggio 2006 nessuna delle due coalizioni ha presentato una strategia puntuale per affrontare gli squilibri di bilancio”.

I commenti: Adiconsum

"La decisione assunta da Standard and Poor’s, a cui si aggiungono quelli della Cassa Depositi e Prestiti e di vari enti locali, di cambiare da stabile a negativo le prospettive di bilancio, conferma la crisi economica, la perdita di credibilità e prospettive del nostro paese che presenta tutti valori economici negativi: dal rapporto deficit-pil, superiore qualsiasi livello di guardia; a quello debito,pil, tornato a crescere dopo anni; all’inflazione nuovamente in ripresa; alla produzione industriale in caduta continua e al mancato aggancia alla ripresa in atto negli latri paesi".Questo il commento di Adiconsum che precisa:"I primi a pagare le conseguenze di tale situazione saranno i consumatori, penalizzati dal probabile aumento dei tassi d’interesse per la necessità di finanziare il servizio del debito pubblico che potrebbe tradursi in un aumento della pressione fiscale. Inoltre, come avvenuto con l’euro, saranno sempre i consumatori a pagare il costo delle scelte speculative che alcune categorie potrebbero porre in essere".

"Non estranea alla decisione di S&P’s – sostiene Paolo Landi, segretario generale Adiconsum – la difficoltà di predisporre una seria politica di risanamento, la crisi di credibilità del sistema bancario, la difficoltà di prendere decisioni condivise da parte del Governo. In una situazione come quella attuale il Governo, dopo un DPEF vuoto di qualsiasi reale contenuto, deve presentare rapidamente una finanziaria 2006 non elettorale, ma incentrata su scelte anche impopolari per il paese. In assenza di tali scelte non rimane che andare immediatamente ad elezioni anticipate perché ogni giorno perso comprometterebbe il futuro e renderebbe sempre più improbabile riportare l’Italia al livello economico e politico che spetta ad una economia che fino a pochi anni fa era una delle prime al mondo".

L’ opinione del Governo

"Il declassamento dell’outlook dell’Italia da parte di Standard & Poor’s è chiaramente motivato dall’incertezza del quadro politico italiano in vista delle elezioni e non dalle politiche economiche del Governo". E’ quanto afferma il Ministro delle Politiche agricole e forestali, Gianni Alemanno, in relazione alla decisione dell’agenzia di rating di rivedere al ribasso l’outlook dell’Italia.

"S&P – aggiunge Alemanno – evidenzia la mancanza di un progetto economico del Centrosinistra e quindi la difficoltà di prefigurare l’assetto economico dell’Italia dopo le elezioni del 2006".
"Da parte del Governo – conclude il Ministro – ci deve comunque essere una forte assunzione di responsabilità con una Finanziaria strategica e non elettoralistica, in modo tale da confermare, fin da settembre, una salda guida economica per il nostro Paese".

Di opinione divergente il centro sinistra DS che attraverso una nota diffusa dalla segreteria nazionale dichiara: "Da una parte la decisione di Standard & Poors di rivedere al ribasso il rating sulla Repubblica italiana, dall’altra ancora una grave flessione del 3% della produzione industriale rispetto a un anno fa, ci danno la misura della grave recessione economica in cui versa l’Italia e confermano l’assenza di credibilità delle politiche economiche e finanziarie del governo".
"A maggior ragione – prosegue la nota – dopo questi ennesimi segnali di allarme s’impone il varo di una legge finanziaria rigorosa e seria, capace di contenere il deficit pubblico e di rimettere in moto la crescita. Questo obiettivo impone che il governo, abbandonando la genericità di questi mesi sulla quale ha impostato il Dpef, presenti al Parlamento una manovra impegnativa e realistica".
"Da quanto il governo ci ha fatto finora vedere, non ci attendiamo una chiara e decisa capacità di inversione. Per questo il centrosinistra si assume la responsabilità di indicare già nelle prossime settimane obiettivi e politiche necessari ad arrestare il declino del sistema-Italia".

 

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