Un programma elettorale snello. Una ventina di pagine che intendono offrire un quadro della situazione nazionale e internazionale, con la sintesi delle riforme attuate dal governo e i progetti per il futuro, riassunti in dieci punti cardine che riguardano fra gli altri famiglia e Sud, sviluppo economico e fisco, finanza, ricerca ed energia. Questo il programma elettorale presentato dalla Casa delle Libertà in vista delle prossime consultazioni di aprile. Ma quali sono le politiche e le iniziative previste a tutela dei consumatori.

HC intervista l’onorevole Bruno Tabacci, Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera.

D. Quali sono i punti qualificanti del programma presentato dalla Casa delle Libertà a tutela del consumatore?
R.
Ho partecipato per l’Udc alla stesura del programma della Casa delle Libertà indicando quali elementi essenziali l’apertura dei mercati e quindi le liberalizzazioni come priorità che vadano a garantire i diritti dei consumatori intesi nel senso più ampio come singoli cittadini, famiglie, piccole e medie imprese. Questo perchè è necessario passare dalla visione della società del produttore alla visione della società centrata sulla figura del consumatore. Se fino a oggi sono state attuate politiche che si rivolgevano al ruolo dei produttori, nel programma viene specificato che è necessario operare una rivoluzione copernicana ponendo il riferimento sui consumatori.

D. Come scritto nel programma, "il passaggio dalla lira all’euro nell’immediato è stato un trauma. In particolare per le famiglie italiane che, di colpo, hanno visto ridotto il proprio potere d’acquisto". Come avete intenzione di intervenire e quali sono le vostre proposte?
R.
Occorre dire che il passaggio dalla lira all’euro va visto come un elemento positivo, che ha posto l’Italia al riparo da turbolenze monetarie che si sarebbero verificate con gli scandali finanziari che hanno visto raggirato, negli ultimi anni, un milione di risparmiatori, e contemporaneamente posto al riparo cittadini e consumatori da ulteriori spinte inflazionistiche, tenendo conto del rincaro del prezzo del petrolio. Con la lira la situazione sarebbe stata più pesante per le tasche dei consumatori. Le nostre proposte vanno nella direzione di applicare e attuare una effettiva liberalizzazione nei settori delle telecomunicazioni, nei servizi bancari e finanziari, nei servizi assicurativi, nel campo del gas e dell’energia elettrica e dei trasporti autostradali. Tutti questi settori erano controllati dallo Stato fino alla prima metà degli anni Novanta, quindi sono stati privatizzati ma alle privatizzazioni non sono seguite le liberalizzazioni dei mercati. Di conseguenza i privati che vi sono entrati e hanno acquisito posizioni abbandonate dallo Stato si comportano come fossero sostituti dello Stato e hanno sostituito al monopolio pubblico il monopolio privato. Non a caso il costo dei servizi risulta essere fra i più alti in Europa. Questo incide sulle tasche dei consumatori molto di più del rinnovo di un contratto di lavoro. Basti pensare al costo di un conto corrente.

D. Politiche energetiche: cosa intende fare il governo di centrodestra se verrà rieletto per contenere i prezzi e il rincaro delle bollette?
R.
Il problema principale per il settore energetico in Italia riguarda il mix di fonti con cui produciamo energia elettrica e l’eccessiva dipendenza dall’estero. Per quanto riguarda il mix di fonti, è eccessiva la produzione di energia elettrica dal gas. Inoltre l’Italia, importando il 17% di energia elettrica di cui ha bisogno, è il primo paese importatore dell’Europa, seguito dalla Spagna con appena il 3%. Questa eccessiva dipendenza dall’estero dovrebbe far riflettere sulla scelta compiuta dagli italiani, con scarsissima lungimiranza, nel referendum del 1987 sul nucleare. Il nostro paese in quell’occasione ha abbandonato un’industria che era un fiore all’occhiello e ora si ritrova a importare energia nucleare in grande quantità dalla Francia, che vende all’Italia a prezzi elevati e ha collocato le centrali nucleari a ridosso del confine alpino. I tempi per riprendere in Italia il nucleare non ci sono ma l’Italia dovrebbe farsi promotore insieme all’Unione europea di uno sviluppo del nucleare in ambito comunitario. La seconda soluzione concerne la riduzione della dipendenza dal gas. Produciamo una grande quantità di energia elettrica dal gas e dai derivati del petrolio e pochissimo dal carbone pulito. Occorrerebbe più responsabilità per accettare la creazione di rigassificatori che consentirebbero all’Italia di svincolarsi dalla dipendenza dei due gasdotti, quello della Russia e quello dell’Algeria, che ci pongono in condizioni di estrema difficoltà non appena uno dei due riduce le esportazioni di gas, come infatti è accaduto. Si dovrebbe accettare inoltre la riconversione delle centrali a carbone, come quella di Civitavecchia, dove la sindrome di Nimby (tutto fuorché nel giardino di casa mia) ha bloccato la riconversione ormai autorizzata e a buon punto dell’Enel. Le tecnologie del carbone pulito consentono un abbattimento dell’inquinamento tale da rendere le centrali sicure e auspicabili per la riduzione dei costi delle bollette.

D. Quali sono le proposte della coalizione in tema di liberalizzazione dei servizi e delle professioni?
R.
Occorre andare verso il superamento della chiusura degli Ordini professionali e anche in questo settore, come nei servizi, aprirsi alla concorrenza con gli altri paesi europei. La direttiva di Bolkenstein comincia ad andare nella direzione giusta ma le modifiche del Parlamento europeo l’hanno resa più timida. Ci ritroviamo in condizione di difficoltà perché alla fine della scorsa legislatura il centrosinistra ha modificato il titolo V della Costituzione, all’articolo 117, trasferendo alla competenza concorrente delle Regioni la competenza in materia di professioni e servizi. Per cui oggi c’è l’assurdo che, per esempio, la Regione Basilicata può legiferare su avvocati e architetti con leggi diverse dalla Lombardia: in questo modo immaginare che si possa competere con studi legali inglesi o francesi è difficile. Si rischia perciò di chiudersi nei recinti delle professioni e dei servizi con un aggravio dei costi per i consumatori. Serve una modifica del titolo V della Costituzione per riportare allo Stato le competenze in materia e una maggiore apertura degli Ordini professionali verso la concorrenza estera.

D. Consumatore è anche l’utente del trasporto pubblico, il pendolare che quotidianamente deve fare i conti con treni in ritardo e carrozze sudice. In che modo vi impegnerete, in caso di vittoria, per un servizio di qualità e più efficiente?
R.
Nel settore dei trasporti pubblici probabilmente occorrerà cominciare a ragionare su ipotesi come quella dell’ingresso a pagamento per le automobili nei grandi centri urbani per i non residenti. Si dovrebbe disincentivare il grande traffico che paralizza la mobilità intorno ai centri produttivi e ottenere più risorse per il rilancio dei trasporti pubblici. Le risorse raccolte potrebbero infatti essere destinate con profitto al miglioramento della qualità dei servizi pubblici.

D. Il Disegno di legge n. 3058 "Disposizioni per l’introduzione dell’azione di gruppo a tutela dei diritti dei consumatori e degli utenti" è fermo dallo scorso 21 luglio alla Camera dei Deputati. Nonostante preveda una forma "imperfetta" di class action, costituirebbe comunque un efficace strumento di tutela giudiziaria dei consumatori. Prevedete la ripresa dell’iter di approvazione del provvedimento?
R.
La Commissione Attività Produttive si è occupata direttamente dell’introduzione della class action. Le difficoltà che abbiamo incontrato sono le stesse che in Aula hanno bloccato per quasi due anni la legge sul risparmio, che si sono svelate al grande pubblico con la vicenda dei "furbetti del quartierino
" che quasi in solitudine avevo sollevato da almeno tre anni. Per introdurre la class action si dovrà registrare una maggiore convergenza fra forze politiche, tenuto conto anche delle difficoltà di trasposizione della "common law" statunitense nel sistema giuridico romanistico dell’Italia. Ci sono infatti difficoltà giuridiche se la class action statunitense venisse applicata così com’è. In materie come la tutela dei risparmiatori e dei consumatori d’altro canto non dovrebbero esistere divisioni tra destra e sinistra ma occorrerebbe semmai far ricorso al buon senso per giungere a soluzioni largamente condivise. Visti i precedenti purtroppo, e dato che ora siamo in campagna elettorale, non è facile prevedere quale sarà lo sviluppo nella prossima legislatura.

Per consultare il programma elettorale del centro destra clicca qui.

a cura di Sabrina Bergamini

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