Si è svolto ieri a Roma, presso l’Auditorium della tecnica di Confindustria, il convegno "Il servizio pubblico del gas, una Riforma nell’incertezza", nel cui ambito operatori del settore ed esponenti politici hanno affrontato le problematiche di interpretazione e di riordino normativo della legislazione italiana sulla materia. Il dibattito, pur incentrato su tematiche prevalentemente pertinenti all’ambito imprenditoriale, ha avuto modo di soffermarsi sull’attuale emergenza gas e sulle difficoltà vissute dagli utenti finali.

Il quadro normativo vigente nel nostro Paese, come è stato illustrato nell’incontro, è rappresentato da due provvedimenti fondamentali: il D. Lgs. 164/2000 ("Attuazione della direttiva n. 98/30/CE recante norme comuni per il mercato interno del gas naturale, a norma dell’articolo 41 della legge 17 maggio 1999, n. 144"), detto anche Decreto Letta, e la L. 239/2004 ("Riordino del settore energetico, nonche’ delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia"), o Legge Marzano. Più di recente è intervenuta la Legge finanziaria 2006 ed il decreto legge "milleproroghe". Questo avvicendarsi di normative ha prodotto però fra gli industriali molte incertezze interpretative: in particolare la liberalizzazione ha creato un mercato delle regole molto più vivace ed articolato rispetto a quello vigente sotto il regime monopolistico.

Ci si chiede allora se gli obiettivi principali del decreto Letta siano stati attuati: ossia l’obbligo di affidamento della gestione delle reti di distribuzione solo mediante gara, al fine di dare maggior spazio all’iniziativa privata; la riduzione del frazionamento dei distributori; la maggior efficienza; ed infine la diminuzione del costo del gas per i consumatori. I primi sue obiettivi, denunciano gli operatori del settore, non sembrano essere stati realizzati, se non in parte. Per quanto riguarda la maggior efficienza dovuta al procedimento delle gare di aggiudicazione, necessita di criteri più certi e non discrezionali. Mentre per i vantaggi economici a favore dei consumatori, pare che finora non abbiano sortito effetto per due motivi sostanziali: la concorrenza per il mercato e la regolamentazione tariffaria come prospettati oggi, sembrano incompatibili; inoltre i comuni, che gestiscono la rete del gas in Italia, hanno teso più a favorire le finanze locali che non ad agevolare l’utente. "Le proposte per favorire i consumatori – ha affermato Luigi De Paoli di IEFE, Università Bocconi di Milano – sono le seguenti: è opportuno che nelle gare i comuni, se non proprietari della rete di distribuzione, non abbiano a loro favore un canone, con conseguente sconto per i clienti finali; se proprietari della rete, devono ricevere un canone fissato entro un tetto massimo".

La politica è intervenuta alla discussione con i pareri dell’On. Scaglia, l’On. Quartini, entrambi membri della Commissione Attività Produttive della Camera, e l’europarlamentare ed ex Ministro dell’Industria Enrico Letta. L’On. Massimo Scaglia ha ribadito la necessità di dare certezza al settore, riordinando le norme esistenti, mentre l’On.Quartini ha suo sostenuto la necessità di realizzare concretamente la liberalizzazione del settore, ponendo al centro la figura del cittadino/consumatore. "L’emergenza gas esige – ha affermato l’onorevole – la soluzione dei problemi, senza la ricerca spasmodica dei responsabili". Attualmente la situazione appare difficile, dato che la riserva strategica di stoccaggio è per soli 25 giorni".

Letta, relatore dell’omonimo decreto del 2000, ha dichiarato che all’epoca dell’emanazione del suo provvedimento esisteva maggior favore verso la liberalizzazione, mentre oggi sembra si auspichi un ritorno al regime di monopolio. Secondo Letta la causa del settore gas è dovuta all’assenza di investimenti nella rete e negli stoccaggi; inoltre l’europarlamentare ha accusato il governo di essersi accorto troppo tardi dell’imminente emergenza gas, che rende ora indispensabile il ricorso alle riserve di stoccaggio. "Per la prossima legislatura – ha concluso Letta – è necessario dare certezza normativa, con la collaborazione degli operatori e degli enti locali. E’ necessario inoltre creare un soggetto terzo che gestisca autonomamente la rete".

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