"Un maggior utilizzo di carbone avrebbe un impatto calmierante sulla bolletta elettrica". E’ quanto afferma Assocarboni, l’associazione generale operatori carboni che ha oggi organizzato a Roma convegno "Sistema elettrico e mix energetico: posizioni a confronto istituzioni-operatori". Secondo l’associazione la recente crisi del gas ha confermato la necessità di ricorrere ad una maggiore diversificazione delle fonti di energia, per ridurre la dipendenza del nostro sistema elettrico da petrolio e gas, fonte quest’ultima legata per la quasi totalità alle importazioni da due soli Paesi: Russia e Algeria.

Secondo un recente studio del RIE (Ricerche Industriale Energetiche) – afferma l’associazione – nell’ipotesi che il carbone costituisse il 50% della generazione di energia elettrica in Italia, tale maggior utilizzo avrebbe permesso di risparmiare negli ultimi 8 anni circa 15 miliardi di Euro (8,5 miliardi soltanto nel 2005), un valore che si stima salirà fra 27 e 58 miliardi di Euro nel prossimo decennio. Per Assocarboni è preoccupante il fatto che, in questo scenario estremamente delicato per gli equilibri energetici, vengano fermati i lavori, già in stadio avanzato, di conversione a carbone della centrale di Civitavecchia, mettendo a rischio investimenti già realizzati per oltre un miliardo di Euro e nonostante fossero state ottenute tutte le autorizzazioni e i permessi.

In Italia, a fronte di una riduzione del 5,4% del carbone da vapore a 17,5 milioni di tonnellate nel 2005, imputabile soprattutto alla chiusura per alcuni mesi della centrale di Brindisi Nord, le importazioni di carbone metallurgico e PCI sono aumentate del 10%, attestandosi a 8,1 milioni di tonnellate. I consumi di petcoke, utilizzato nel settore cementiero, sono rimasti stabili a 2,5 milioni di tonnellate. Nonostante ciò – sottolinea Assocarboni – la quota del carbone nel mix italiano di produzione di energia elettrica è ancora ferma al 12% – stessa quota del 2004 – sebbene un maggior utilizzo di carbone consentirebbe una riduzione dei costi della bolletta elettrica e una maggior sicurezza di approvvigionamento.

Il carbone conferma inoltre la propria leadership mondiale nella produzione di energia elettrica con una quota del 39% (seguito a distanza da gas e nucleare con, rispettivamente, quote del 20% e del 17%) ed il proprio ruolo di driver di crescita economica, in particolare per i Paesi in Via di Sviluppo: si pensi alla Cina, dove l’energia elettrica è prodotta per l’80% da carbone. A livello europeo, le importazioni di carbone sono state pari a 218 milioni di tonnellate (+3,4%) e la quota di energia elettrica prodotta da centrali a carbone è salita al 33% (era il 32% nel 2004), a fronte del 32% di nucleare e il 17% di gas.

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