Energia in poppa già qualche chilometro lontano dalle coste: dallo Stretto di Gibilterra alle Bocche di Bonifacio, dalla Sardegna alla Sicilia, fino alle isole dell’Egeo. E’ quanto evidenzia la mappa dei venti del Mediterraneo realizzata dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Consiglio nazionale delle ricerche, in collaborazione con l’Agenzia per la protezione dell’ambiente di Roma e l’Università di Camerino. Uno studio che servirà ad individuare più facilmente le zone del Mare nostrum maggiormente ventose e quindi da privilegiare per lo sviluppo dell’energia eolica sul mare.

"Da alcuni anni", spiega Alfredo Lavagnini, ricercatore dell’Isac di Roma, "l’interesse alla installazione dei generatori eolici si sta spostando sempre più dalla terra al cosiddetto eolico offshore; questo perché il vento in mare è più intenso e meno turbolento che sulla terra, con effetti vantaggiosi sia sulla energia prodotta, che è l’aspetto più importante, sia sulla durata delle turbine". Tra l’altro, l’offshore consente di evitare i problemi di impatto paesaggistico e sulle rotte migratorie dei volatili sollevati dagli ambientalisti e causa di accese polemiche. "Le prospettive future fanno prevedere nei prossimi 10 anni installazioni poggiate sui fondali fino a qualche centinaio di metri di profondità (oggi si arriva ad alcune decine di metri) e, successivamente, centrali eoliche su piattaforme ancorate al fondo marino".

Di qui la necessità di localizzare le aree di maggiore potenzialità eolica. "Non essendo disponibili sufficienti misure sul mare, neanche da satellite", precisa Lavagnini, "la mappa del vento da noi realizzata deriva da prodotti modellistici, in particolare da 24 anni di analisi del modello di circolazione generale del centro meteorologico europeo di Reading (Ecmwf-European centre for medium-range weather forecasts). I risultati finali dello studio sono stati poi confrontati con le misure sperimentali rilevate su boe, isole e navi in varie regioni del Mediterraneo, mostrando differenze minime, in particolare nel confronto con le 9 boe disponibili, di cui tre spagnole e le altre francesi, italiane e greche".

Dalla mappa si può osservare che la ventosità maggiore si trova, ovviamente, lontano dalle coste, con velocità medie annue che raggiungono 6.0-6.5 metri al secondo, a 10 metri dalla superficie del mare. "Poiché la velocità del vento cresce man mano che la distanza dalla superficie aumenta", spiega Lavagnini, "a 70-80 metri, tanto è l’altezza in cui si trova il mozzo del generatore eolico, i valori arrivano a superare gli 8 metri al secondo".

Un ottimo risultato considerando che, per lo sfruttamento eolico, sono sufficienti anche 5 o 6 m/sec. Le aree costiere che risultano di maggiore interesse, sempre ai fini energetici, sono quelle circostanti gli Stretti (Gibilterra, Bonifacio, Messina, etc.), quelle intorno al Golfo del Leone, il versante Ovest e Sud-Ovest di Corsica, Sardegna e Sicilia, le coste del basso Adriatico e dello Ionio, le coste greche con la gran parte delle isole sparse nell’Egeo, le coste occidentali e meridionali turche e quasi tutte le coste nord-africane.


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