Dopo aver scontato alla fine del 2005 l’aumento della bolletta energetica le famiglie italiane dovranno subire, nel primo quadrimestre del 2006, un ulteriore salasso. Secondo l’Osservatorio dell’Eurispes sull’andamento delle Borse un possibile ulteriore aumento dei prezzi dei prodotti energetici, provocato dalle difficoltà di carattere geo-politico che interessano alcuni dei principali Paesi produttori di petrolio, potrebbe infatti farsi ancor più pesante già all’inizio dell’autunno, costringendo il paese ad un maggiore utilizzo del gas.

In particolare, l’analisi condotta dall’Eurispes considerando l’indice generale Dow Jones calcolato sui mercati di New York e Londra (oltre che di Chicago per gli agricoli) e fatto 100 il valore medio delle quotazioni del 1995 ha rilevato per il prezzo delle materie prime negli ultimi mesi valori superiori al 50% con una flessione solo nell’ultimo periodo. L’andamento – si legge nella nota – è stato dominato dai prezzi dei prodotti energetici che hanno trascinato verso l’alto l’indice complessivo dove pesano per quasi un terzo. L’andamento del prezzo del petrolio fa da guida e difatti ad un ripiegamento del suo prezzo negli ultimi quattro mesi anche l’indice generale mostra un cedimento.

Andamento inverso per i prezzi delle sole materie prime agricole. Secondo l’istituto nonostante il percorso altalenante si registra negli ultimi anni una decisa tendenza al ribasso con valori medi inferiori del 40% rispetto quelli del 1995 ed addirittura inferiori del 65% alle punte raggiunte nel 1997 (in termini di economia reale questo conferma che, nel lungo periodo, la crescita dell’offerta agricola è superiore alla domanda, e che quindi la penuria di cibo, come del resto risulta da altre fonti, si sta riducendo).

Dall’analisi è emerso in particolare l’andamento contrastante, negli ultimi sette anni, fra l’indice delle materie prime agricole e quelle dei metalli industriali: dal 1999 i prezzi dei prodotti alimentari di base hanno continuato la loro discesa (-17%), quelli dei metalli hanno invertito la tendenza con una crescita praticamente ininterrotta che ha fatto lievitare l’indice del 130%.

Dalla ricerca emerge inoltre il ruolo di difesa che la moneta europea ha fornito di fronte alla crescita dei prezzi dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio). Mentre – spiega la nota – in dollari la crescita delle quotazioni del greggio è cresciuta di oltre cinque volte dal 1995 ad oggi, in euro tale incremento è stato di 4,2 volte. Sempre tantissimo, ma con effetti minori e un "guadagno" che possiamo valutare in circa il 20% rispetto ad una ipotetica realtà che avremmo vissuto se non ci fossimo dati una moneta europea.

Per quanto riguarda l’andamento dei metalli preziosi, dopo un declino delle quotazioni apparentemente secolare, hanno ripreso a dare soddisfazione agli investitori con una crescita pressocché ininterrotta dall’inverno del 2001, facendo registrare, negli ultimi cinque anni, un incremento dell’80%, con un rendimento quindi superiore al 10% annuo per chi ha creduto nei metalli preziosi. Anche i metalli industriali, dopo un trend in diminuzione dal 1995 al 2000, a partire dalla seconda metà del 2001 hanno iniziato un andamento ascendente con un incremento del valore dell’indice di quasi tre volte e con rendimenti annui vicini al 20% negli ultimi cinque anni.

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