Teoricamente da oltre tre anni il mercato del gas dovrebbe agire in regime di concorrenza ma il consumatore finale non ha ancora avuto modo di avvertire i benefici reali della liberalizzazioneDal 1° gennaio 2003 il mercato del gas naturale in Italia è stato completamente liberalizzato, portando così a termine il processo di apertura avviato fin dal 1999 in tutta Europa. Uno dei passaggi fondamentali della liberalizzazione del mercato del gas, doveva essere la possibilità per i consumatori di scegliere tra i vari operatori il fornitore che propone la tariffa più conveniente.

Ma com’è strutturato il mercato del gas a qualche anno dalla liberalizzazione? Quali sono le innovazioni apportate con le nuove dinamiche del mercato del gas? Qual è il ruolo dell’operatore di rete nell’attuale contesto di mercato? Per rispondere a queste domande e spiegare quali sono le nuove regole nel mercato del gas, Somedia in collaborazione con IEFE Bocconi, ha organizzato un convegno che si è tenuto oggi a Milano. L’incontro voleva offrire una panoramica di informazioni utili per conoscere e capire le evoluzioni del settore e cogliere le opportunità effettivamente offerte dalla liberalizzazione.

Produzione, distribuzione e vendita: è questa la ripartizione dopo l’approvazione del Decreto Letta (DL 164/00), che ha liberalizzato l’importazione, l’esportazione, il trasporto, il dispacciamento e la vendita di gas naturale. In pratica, dal 1 gennaio 2003 il mercato del gas, prima gestito in regime di monopolio si è avviato a operare in regime di concorrenza. Questa innovazione avrebbe dovuto teoricamente rappresentare per tutti i consumatori un’importante opportunità per l’ottimizzazione delle fatture energetiche.

Ma a distanza di oltre tre anni, non si può certo dire che gli effetti della liberalizzazione siano stati così clamorosamente evidenti per i consumatori. "In realtà allo stato attuale non si può ancora dire che il processo di liberalizzazione sia stato effettivamente completato: anzi, è più corretto affermare che questo mercato è in pieno periodo transitorio", ha dichiarato Fabio Santini, direttore della divisione gas di Federutility, intervistato da Help Consumatori a margine del convegno. Le cause sembrano essere attribuibili soprattutto alla struttura originaria del mercato italiano e forse agli obiettivi eccessivamente ambiziosi da realizzare in un tempo relativamente breve. Risultato: se è quasi sempre vero che si può scegliere l’operatore – non bisogna sottovalutare infatti che Eni gas continua a essere l’operatore dominante – è altrettanto innegabile che per il momento le offerte sono state mirate alle utenze industriali o artigianali, mentre è rimasto invariato il prezzo riservato alle famiglie, anzi, in alcuni casi il nuovo assetto normativo ha addirittura generato costi aggiuntivi.

"Per quanto riguarda le utenze private è difficile che si possano avvertire benefici con una pressione fiscale superiore al 42%. Per il consumatore finale le prospettive continuano a essere incerte. Oltre ad auspicare un effettivo rinnovamento dei dispositivi esistenti, ci auguriamo che il futuro governo intervenga sulla pressione fiscale che continua a incidere pesantemente sulle bollette del consumatore", conclude Santini.

 

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