Il mercato italiano dell’elettricità è ancora uno dei meno aperti tra i 15 paesi della vecchia Unione, anche se è presente un numero molto elevato di aziende che producono e distribuiscono energia elettrica. Questi i risultati dell’ultimo studio sul settore elettrico condotto da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione, in cui viene rilevato che all’inizio del 2005 il mercato italiano risultava aperto per il 79%, mentre in nove dei vecchi stati dell’Unione era già pienamente liberalizzato, al punto che la media dell’Ue-15 era dell’88%.

Un paio di settimane fa, la commissaria alla concorrenza Neelie Kroes, in occasione del via libera della Commissione all’acquisizione di Edison da parte dei francesi dell’Edf e della municipalizzata di Milano(Aem), aveva sottolineato come in Italia "si applicano prezzi tra i più elevati d’Europa".

A completare il quadro non proprio positivo del mercato elettrico del nostro paese, c’è il fatto che l’Italia è il principale importatore di elettricità tra tutti i 25, a fronte di una esportazione pressoché nulla, tanto che la bilancia elettrica italiana è la più in rosso d’Europa. A parte i nove paesi completamente liberalizzati (Germania, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Svezia, Finlandia, Austria, Danimarca e Olanda), più il Belgio, in cui la liberalizzazione elettrica ha raggiunto il 90%, l’Italia precede Francia (70%), Grecia (62%), Lussemburgo (57%) e Irlanda (56%) oltre ai dieci nuovi membri, che in genere presentano un grado di liberalizzazione meno elevato con il minimo dell’Estonia (solo 10%) e il massimo della Lettonia (76%).

Nonostante la liberalizzazione non sia ancora completa, nel 2003 l’Italia, secondo i dati Eurostat più aggiornati, contava il secondo più alto numero di aziende impegnate nella produzione (79, seconda soltanto all’Olanda) e nella distribuzione dell’elettricità (390, meno soltanto della Germania) tra tutti i 25 paesi dell’Unione. Peraltro si tratta in genere di imprese molto piccole visto che le compagnie attive in Italia con una quota di almeno il 5% nella produzione e nella fornitura di energia elettrica risultano nel 2003 rispettivamente 4 e 3, questi numeri però sono destinati a crescere in breve tempo dal momento che dal primo luglio del 2007 la Commissione ha imposto la completa apertura dei mercati elettrici dei paesi membri, non soltanto per i consumatori aziendali e istituzionali (che sono già in grado di scegliere con una certa libertà) ma anche per quelli domestici.


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