L’emergenza gas provocata dalla crisi tra Russia ed Ucraina ha rilanciato in Italia pareri favorevoli sul ritorno all’energia nucleare, ma Legambiente contrasta un modo netto la proposta sostenuta anche dal Ministro delle Attività Produttive. "Su una cosa il ministro Scajola ha ragione – ha affermato il presidente di Legambiente Della seta: l’Italia ha bisogno di diversificare le sue strategie per l’approvvigionamento di energia, ma resta perdente la scelta del nucleare".

"Perdente non solo perché – spiega Della Seta – si ignora la scelta inequivocabile compiuta dagli italiani con i referendum del 1987, o perchè i tempi di realizzazione di una centrale nucleare sono lunghissimi (10 anni). Piuttosto quello che il governo sembra non realizzare è che i costi di produzione di energia da fonti nucleari non sono competitivi, i problemi di smaltimento delle scorie radioattive e di "decommisioning" delle centrali nucleari sono ancora irrisolti e taciuti come voce nei costi da considerare. In Italia le tesi a favore del nucleare provano a nascondere i problemi reali di una fonte che è ancora oggi costosa, insicura, pericolosa come dimostra un recente studio (2004) del MIT (An interdisciplinary Massachussettes Institute of Technology study)".

"È forse per questo che il contributo dell’atomo alla generazione elettrica mondiale, – aggiunge il presidente nazionale di Legambiente – pari al 16% (6% in termini di energia primaria), è al palo da parecchi anni ed è ormai ridotto a un tasso trascurabile rispetto a quello oggi registrato dalle energie pulite: nel 2001 la potenza nucleare è cresciuta di 1750 MW mentre quella eolica è arrivata a 6500 MW, negli ultimi cinque anni dunque, è cresciuta a un ritmo medio del 36%".

 

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